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SCUOLE DI GIORNALISMO E STAGE/ Le curiose sintonie tra Fieg e Fnsi

Fieg-Fnsi hanno significativamente diramato una nota congiunta dalla quale emerge con chiarezza una irragionevole ostilità nei confronti degli allievi delle scuole di giornalismo. Non si capisce, infatti, perché le norme citate debbano essere interpretate in maniera estensiva e non letterale.
L'Allegato D del Contratto è chiaro quando vieta gli stage a "borsisti allievi" e non ai praticanti provenienti dalle scuole. Perché il punto è esattamente questo: gli stage dei quali stiamo parlando non riguardano "borsisti", "allievi", "tirocinanti", "stagisti", bensì praticanti, cioè una figura prevista dall'art. 35 del CNLG e difficilmente inquadrabile nel concetto di "alternanza tra studio e lavoro" nella cui cornice si inscrive l'art. 18 della legge 196/97. Non a caso il Contratto - e non un Allegato - inserisce gli stage nell'ultimo comma dell'art. 35.
Il primo obbligo imposto dall'Ordine agli allievi delle scuole di giornalismo è di non essere utilizzati in sostituzione di alcun redattore a qualsiasi titolo assente.

SCUOLE DI GIORNALISMO E STAGE/ L’Ordine sosterrà le azioni degli allievi che chiederanno i danni

Dare sostegno agli allievi delle scuole di giornalismo che non riescono a svolgere gli stage nelle aziende in stato di crisi.
È quanto ha deciso all’unanimità il Comitato esecutivo dell’Ordine dei giornalisti. Come è noto, a seguito di una errata interpretazione dell’allegato D del Protocollo d’intesa sindacale, sostenuta dagli editori e avallata dal sindacato, gli allievi delle scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine (nella foto la redazione della scuola di giornalimo dell'Università di Salerno) non potranno svolgere il previsto stage di due mesi presso quelle aziende editoriali cui è stato riconosciuto lo stato di crisi.

INTERCETTAZIONI/un mese di carcere poca cosa per i malfattori non per le persone perbene

La decisione della maggioranza di ritirare l’emendamento che prevedeva il raddoppio delle pene detentive e pecuniarie per i giornalisti che rendono pubblici i particolari di inchieste di interesse sociale non è la risposta alle quale i cittadini hanno diritto. I cittadini, non i giornalisti, perché sono loro – i cittadini-elettori – che hanno il diritto di sapere per capire, decidere e scegliere in maniera consapevole e responsabile. E’ assurdo ritenere che un mese di carcere sia una sciocchezza. E’ incredibile ritenere poca cosa sanzioni pecuniarie che vanno da 5 a 10 mila euro.

“Smascheriamo gli editori”: trasmessa alla magistratura l’inchiesta dell’Ordine su quanto vengono pagati i giornalisti

I “dati della vergogna” sono stati trasmessi a tutte le Procure generali della Repubblica perché valutino se nelle situazioni emerse siano configurabili ipotesi di reato. Lo ha deciso il comitato esecutivo dell’Ordine dei giornalisti, dopo l’incontro con il ministro Giorgia Meloni e con i parlamentari Antonio Borghesi, Elio Lannutti, Silvano Moffa e Vincenzo Vita. I parlamentari hanno annunciato che predisporranno una proposta di legge finalizzata a condizionare l’erogazione delle provvidenze a vario titolo concesse dallo Stato agli editori al rispetto del lavoro dei giornalisti.