A cura di Laura Trovellesi Cesana
 e Maria Annunziata Zegarelli

Il giornalista è tenuto a rispettare l’obbligo di lealtà e di collaborazione tra colleghi anche nei rapporti interni intrattenuti con l’Amministrazione dell’Ente dal quale dipende

Il giornalista sia quando lavora negli organi di informazione sia quando esercita la sua attività in altri ambiti, come negli uffici stampa ancorché istituzionali, è tenuto al rispetto del bagaglio deontologico alla base dell’esercizio della professione. L’obbligo di lealtà e di collaborazione tra colleghi vale, dunque, in ogni circostanza, anche se, come nel caso in esame, la condotta scorretta è stata consumata nell’ambito dei rapporti interni tra il giornalista e l’Amministrazione dell’Ente dal quale il professionista dipende.
La condotta negligente, sebbene non gravata dal dolo, come accertato nella fattispecie vagliata (il giornalista aveva compilato in modo errato le rendicontazioni presentate all’Amministrazione dalla quale dipendeva) non può e non deve coinvolgere i colleghi se chiamati in causa in modo inappropriato. Nel farlo il giornalista viene meno ai fondamenti deontologici richiamati nell’articolo 2 della Legge 69/63. Il giornalista, non può e non deve mai derogare al rispetto della verità dei fatti alla quale è sempre tenuto osservando l’obbligo in ogni circostanza.

C.D.N. 29 gennaio 2019, n. 5 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Laura Trovellesi Cesana. Accolto parzialmente il ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dell’Emilia Romagna (sanzione: da sospensione ad avvertimento).

Il giornalista deve rispettare la verità sostanziale dei fatti e nell’esercitare l’insopprimibile diritto di cronaca evita la diffusione informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti

Il giornalista, come più volte ribadito dalla giurisprudenza domestica, deve sempre verificare le informazioni ricevute dalle sue fonti per accertarne l’attendibilità e per controllare la fondatezza di quanto restituisce all’opinione pubblica. Solo così può salvaguardare la verità sostanziale dei fatti, obbligo inderogabile al quale è tenuto. Non può dunque, come nel caso esaminato, rappresentare al pubblico un’informazione incompleta, imprecisa o fuorviante, specie in situazioni di tensioni ambientali, destinata in ragione di peculiari contesti, a creare o alimentare un clima di intolleranza. Nella fattispecie veniva offerta una ricostruzione, quanto meno forzata se non addirittura distorta o inventata, circa i profughi ospitati all’interno di una ex caserma. Con la pubblicazione dell’articolo in questione il giornalista ha violato l’art.2 della legge 69/63 e l’art.2 del T.U., non essendo rispettata la “verità sostanziale dei fatti” né risultando elaborata e diffusa “con la maggiore accuratezza possibile” la notizia pubblicata, e, infine, l’art.7 comma 1 del T.U. dove si raccomanda di evitare “la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”.
C.D.N. 29 gennaio 2019, n.6 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Laura Verlicchi. Respinto il ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine del Trentino Alto Adige (sanzione: censura).