ORDINE NAZIONALE DEI GIORNALISTI

Presidente: Carlo Verna – carlo.verna |@| odg.it
Vice Presidente: Elisabetta Cosci – elisabetta.cosci |@| odg.it
Segretario: Guido D’Ubaldo – guido.dubaldo |@| odg.it
Tesoriere: Nicola Marini – nicola.marini |@| odg.it

COMITATO ESECUTIVO
Andrea Ferro, Nadia Monetti, Franco Nicastro, Alessandro Sansoni, Gianni Maria Stornello.

REVISORI DEI CONTI
Mario Fatello – Presidente, Enrico Clemente, Angelo Ciaravolo

CONSIGLIO NAZIONALE
Triennio 2017/2020

PROFESSIONISTI: Abruzzo Franco, Baldi Giannetto, Bussi Lucio, Caccia Cristina, Corsini Paolo, Farne’ Antonio, Fava Alessandra, Ferrari Tamara, Frati Luca, Gandola Giorgio, Gandolfo Giuseppe, Gattafoni Dario, Giordani Elide, Goio Augusto, Lo Pomo Oreste, Losito Valentino, Montesano Giovanni, Musmeci Andrea, Paglialunga Maurizio, Perwanger Markus, Piccaluga Marco, Pirovano Paolo Piero, Ricci Gianfranco, Romagnoli Enrico, Sabatini Sandro, Santimone Cosimo, Sasso Antonio, Serdoz Roberta, Seveso Luisella, Sias Gian Mario, Valentini Antonio, Villotta Pietro (Piero).

PUBBLICISTI: Baiguini Angelo, Banchig Giorgio, Buono Michele, Canova Michela, Cimino Vincenzo, Dalle Molle Paola, De Vincentiis Mauro, Di Pasquale Alfredo, Filagrana Walter, Frambati Dino Stefano, Franchina Santino, Gambucci Luciano, Lazzarini Alberto, Lorusso Michele, Murru Giuseppe, Negro Antonio.

LA STORIA

La professione di giornalista in Italia è regolata da una legge dello Stato: la legge 3 febbraio 1963 n. 69. Questa legge prevede che l’attività giornalistica è un’attività intellettuale a carattere professionale, caratterizzata quindi da quell’elemento di “creatività” che fa del giornalista non un impiegato o un operatore esecutivo, ma, appunto, un professionista. La legge riconosce poi la rilevanza sociale del giornalismo e impone, a chi lo eserciti in forma professionale, di iscriversi obbligatoriamente in un Albo dettandone condizioni e modalità; tutto ciò, soprattutto a garanzia della pubblica opinione e del lettore che è il destinatario dell’informazione. La legge, inoltre, prevede l’autogoverno della categoria, la gestione dell’Albo affidata cioè a giornalisti che siano eletti democraticamente dalla categoria. Si sente molto spesso dire che solo in Italia esiste un Ordine dei Giornalisti. Questo è vero, ma è altrettanto vero che in tutto il mondo, e non solo in Europa, per quanto riguarda la tutela dei giornalisti, si registra una tendenza che è quella dell’autoregolamentazione. Si avverte in sostanza tutta la delicatezza di un intervento dello Stato, o di altri soggetti esterni che pongano limiti all’autonomia dell’informazione. Questa attenzione esiste non solo nei paesi latini, ma anche nei paesi anglosassoni che hanno una cultura giuridica diversissima: tutti insistono nel rivendicare che certi interventi, come ad esempio quello di natura deontologica, spettino agli organismi della categoria, siano essi Ordini professionali, Sindacati o Associazioni, e nel chiedere una protezione legislativa. Come e perché storicamente si è arrivati alla legge del ’63 sull’ordinamento professionale dei giornalisti – Del giornalismo inteso come prestazione intellettuale a carattere professionale si comincia a parlare dal 1877, con la nascita dell’Associazione della Stampa Periodica Italiana. Nello statuto di tali associazioni erano previste infatti tre Categorie: gli effettivi coloro che esercitavano esclusivamente l’attività giornalistica, i pubblicisti, ai quali era concesso svolgere con il giornalismo anche altre professioni, e i frequentatori, cioè quelle personalità del mondo culturale e politico che con carattere di periodicità pubblicavano articoli su quotidiani e, in genere, sulla stampa. Nel 1908 avviene in Italia il primo riconoscimento giuridico della professione e la nascita del primo embrione di albo: la legge n. 406 del 9 luglio, infatti, concede, ai giornalisti 8 scontrini ferroviari con la riduzione del 75% sulle tariffe. E lo concede a coloro che “fanno del giornalismo la professione abituale, unica e retribuita”. Sempre questa legge prevede la costituzione di un’apposita commissione presso le Ferrovie dello Stato con lo scopo di compilare l’elenco de direttori, dei redattori e dei corrispondenti di quotidiani ai quali concedere gli scontrini. L’albo viene poi recepito in sede contrattuale nel marzo del 1925 quando fra la Federazione della Stampa e gli editori fu firmato un accordo che prevedeva la costituzione presso ciascuna Associazione regionale di un comitato paritetico giornalisti – editori per la compilazione dell’albo locale. Al centro venne costituito un comitato d’appello per giudicare sui ricorsi avverso l’esclusione dagli albi locali. Nel contratto stipulato poi il 14 luglio del ’25, si affermava che dovevano considerarsi “giornalisti professionisti coloro che da almeno 18 mesi facciano del giornalismo la professione unica retribuita”. Sempre nel ’25, e precisamente a dicembre, con la legge n. 2307, fu istituito l’Ordine dei Giornalisti avente le sue sedi nelle città dove esisteva la Corte d’Appello. L’Ordine avrebbe dovuto formare gli albi locali e solo agli iscritti sarebbe stato consentito di esercitare la professione. La normativa non ebbe però alcun seguito. Anzi, avvenne che nel febbraio del ’28 un Regio decreto – ignorando la precedente legge – dette norme soltanto per “l’istituzione dell’albo professionale dei giornalisti”. Ciò è facilmente spiegabile: nel ’26 era stato infatti istituito il sistema del “Sindacato unico di diritto pubblico” per tutte le categorie dei professionisti. Con questo sistema venivano mantenuti in vita – con forti limitazioni – gli ordini già esistenti. Gli altri come l’Ordine dei Giornalisti, furono invece bloccati. Il Regio Decreto del ’28 prevedeva l’albo dei giornalisti suddiviso in tre distinti elenchi: i professionisti (cioè coloro che da almeno 18 mesi esercitavano esclusivamente la professione giornalistica), i praticanti (coloro che pur esercitando esclusivamente la professione non avevano raggiunto l’anzianità di 18 mesi o i 21 anni di età) e i pubblicisti (coloro che esercitavano, oltre all’attività retribuita di giornalista, anche altre attività o altre professioni). Sotto il profilo della disciplina sostanziale, c’è una certa continuità con il passato e una certa somiglianza con l’ordinamento professionale attuale: le categorie (i professionisti, i praticanti e i pubblicisti), i 18 mesi di pratica sono previsti ancora oggi, ecc. Non si può però parlare di un organismo autogovernato dai giornalisti; l’albo era infatti gestito da un comitato di 5 membri nominati dal Ministro di Grazia e Giustizia di concerto con il Ministero dell’Interno e delle Corporazioni. Contro le decisioni del Comitato dell’albo si poteva ricorrere ad una commissione superiore per la stampa composta da 10 membri; commissione nominata con decreto su proposta del Ministro di Grazia e Giustizia di concerto anche qui con il Ministero dell’Interno e delle Corporazioni. Dei 10 membri, 5 erano scelti fra i giornalisti designati dal Direttorio del Sindacato Nazionale Fascista. Caduto il fascismo rinascono gli organismi della categoria basati sulla libera associazione. Per la prima volta viene ricostituita la Federazione della Stampa (26 luglio 1943) presso il Circolo della Stampa di Palazzo Marignoli a Roma. Il Sindacato si pose subito il problema dell’albo. Le strade da seguire potevano essere: 1) abolire tout court la legislazione fascista; 2) disciplinare ex novo la professione; 3) accertare la legislazione del ’28 con alcuni correttivi. Fu scelta quest’ultima via e il Sindacato ottenne dal governo (peraltro presieduto da un antico Presidente della Federazione della Stampa stessa, l’on. Ivanoe Bonomi) l’emanazione di un decreto che sostituiva i Comitati interregionali per l’albo e la Commissione Superiore per la stampa con una Commissione Unica, avente sede a Roma, alla quale veniva affidata la tenuta degli 11 albi regionali e interregionali e la disciplina degli iscritti (D.L.L. 23.10.1944). Questa Commissione Unica avrebbe dovuto avere un carattere provvisorio e invece rimase in vita fino al 1963 quando, appunto, nacque l’ordinamento professionale. Essa però ha costituito una prima formula di autogoverno della categoria in quanto i suoi componenti, pur se nominati dal Ministero di Grazia e Giustizia, venivano tutti designati dal Sindacato dei giornalisti italiani. La Commissione, pur avendo carattere nazionale, si organizzò perifericamente istituendo presso ciascuno degli 11 albi regionali sub Commissioni o Comitati delegati, ai quali furono affidati i compiti di istruire le istanze di iscrizione. In questa maniera la Commissione Unica assicurava di fatto, se non di diritto, un doppio esame di merito di ciascun iscritto, anche se la deliberazione definitiva apparteneva alla sede nazionale. Nel 1959 il Ministro di Grazia e Giustizia, l’on. Gonella, dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri, presentò alla Camera il disegno di legge n. 1563 sull’ordinamento della professione giornalistica. Le ripetute sollecitazioni della Federazione della Stampa, in particolare i documenti approvati al Congresso di Sorrento del ’62, ebbero l’effetto di imprimere ai lavori della Commissione un ritmo più accelerato, tanto che il disegno di legge fu approvato all’unanimità e con il voto favorevole di tutti i gruppi della Camera in sede legislativa dalla Commissione il 12 dicembre 1962 e trasmesso cinque giorni dopo alla presidenza del Senato. Il disegno di legge fu infatti esaminato, sempre in sede legislativa, dalla Commissione del Senato e, in una sola seduta, il 24 gennaio 1963, ottenne l’approvazione definitiva.

IL CONSIGLIO NAZIONALE

Il Consiglio Nazionale è composto in ragione di due professionisti ed un pubblicista per ogni Ordine regionale, salvo i particolari criteri elettorali fissati dalla legge per gli Ordini che hanno un elevato numero di iscritti. L’elezione dei membri avviene con le stesse modalità previste per i Consigli periferici, a scrutinio segreto ed a maggioranza assoluta dei voti.

Articolazioni del Consiglio

Il Consiglio elegge nel proprio seno un Presidente professionista, che ha rappresentanza dell’ente, un vice Presidente che lo sostituisce in caso di assenza o di impedimento, un Segretario ed un Tesoriere. Elegge inoltre un Collegio dei Revisori dei conti (due professionisti ed un pubblicista) ed un Comitato Esecutivo (sei professionisti e tre pubblicisti) fra i quali rientrano le cariche. Compito del Comitato Esecutivo è l’attuazione delle delibere del Consiglio, che coadiuva il Presidente nella gestione ordinaria. Il Comitato Esecutivo ha anche il potere di adottare, in via d’urgenza, delibere di competenza del Consiglio Nazionale e, in tal caso, deve sottoporle a ratifica entro 30 giorni. In seno al Consiglio sono anche costituite quattro commissioni consultive: giuridica, culturale, ricorsi e amministrativa, con il compito di preparare le deliberazioni consiliari e, comunque, tutti gli affari di competenza del Consiglio stesso.

Attività del Consiglio

Il Consiglio è essenzialmente un organo di appello contro le decisioni dei Consigli regionali in tema di iscrizioni all’Albo, in materia disciplinare e in materia elettorale. Ha anche altri poteri. Innanzitutto, il peculiare potere di autogoverno per quanto concerne la sua organizzazione e il funzionamento; svolge attività promozionali per il miglioramento, aggiornamento e perfezionamento professionale; esprime parere su tutti i progetti di legge e di regolamento, riguardanti la professione di giornalista. Il compito fondamentale del Consiglio Nazionale è quello contenzioso, cioè di rivedere, annullare o revocare le decisioni adottate in primo grado dai Consigli regionali. È questo un compito di garanzia, sia nell’interesse generale, sia nell’interesse individuale dei singoli giornalisti; compito che si svolge però in regime di autonomia e cioè nel rispetto dei principi di autogoverno degli interessi della categoria che si ispira al disegno costituzionale del vigente sistema democratico. Tutti i provvedimenti dei Consigli regionali, quindi, possono essere impugnati davanti al Consiglio Nazionale o dai singoli giornalisti interessati o dal Pubblico Ministero. Il potere riconosciuto a quest’ultimo organo potrebbe sembrare una limitazione dell’autonomia dell’Ordine; esso in realtà risponde ad una funzione di garanzia degli interessi dell’ordinamento generale nel cui ambito, anche i provvedimenti adottati nel settore specifico, hanno efficacia. Una funzione garantistica espressa da una volontà esterna al settore, quindi, e anche questo contraddistingue l’ordinamento attuale rispetto alla disciplina professionale del passato – sia durante il regime fascista, sia nel periodo successivo – evitando, appunto, che le decisioni dell’Ordine possano tradursi in limitazioni della libertà di stampa o in provvedimenti coercitivi nei confronti di singoli giornalisti. Ma le garanzie non si fermano qui. Contro le decisioni del Consiglio Nazionale è previsto che, sia l’interessato che il Pubblico Ministero, possano ricorrere agli ulteriori tre gradi della giustizia ordinaria: Tribunale, Corte d’Appello, Corte di Cassazione. Questi ultimi hanno gli stessi poteri di annullamento, revoca o riforma attribuiti al Consiglio Nazionale. Il Collegio del Tribunale o della Corte d’Appello – e anche questa è una garanzia di autonomia dell’ordinamento professionale – è integrato da un professionista e da un pubblicista nominati in numero doppio, ogni quadriennio, dal Presidente della Corte d’Appello, su designazione del Consiglio Nazionale. Alla scadenza dell’incarico i giornalisti non possono essere nuovamente nominati. È questa una ulteriore formula di salvaguardia del principio di autotutela della categoria a bilanciare il potere, riconosciuto al giudice ordinario, di incidere sul merito delle delibere professionali. Un misurato equilibrio, quindi, fra tutela del diritto e dell’interesse del singolo e quella indiretta, dell’indipendenza e del prestigio della professione, da realizzare soprattutto nei settori, come quello dell’informazione, svolgenti una particolare funzione sociale.

COMMISSIONI CONSULTIVE

TRIENNIO 2017/2020

COMMISSIONE ISTRUTTORIA RICORSI

Santino Franchina Luca Frati (Vice Presidente) Dario Gattafoni (Presidente) Augusto Goio Michele Lorusso (Segretario) Giovanni Montesano Andrea Musmeci

COMMISSIONE GIURIDICA

Giannetto Baldi Tamara Ferrari Luciano Gambucci Gianfranco Ricci (Presidente) Enrico Romagnoli (Segretario) Cosimo Santimone (Vice Presidente) Antonio Sasso

COMMISSIONE CULTURALE

Cristina Caccia Vincenzo Cimino Walter Filagrana (Segretario) Elide Giordani Alberto Lazzarini (Presidente) Giuseppe Murru (Vice Presidente) Sandro Sabatini

COMMISSIONE AMMINISTRATIVA

Michele Buono (Vice Presidente) Lucio Bussi (Presidente) Michela Canova (Segretario) Alfredo Di Pasquale Antonio Negro

I GRUPPI DI LAVORO

Il Giornale e i Giornalismi nelle Scuole: Paolo Pirovano (coordinatore), Mauro De Vincentiis, Elide Giordani, Dino Stefano Frambati, Giovanni Fuccio (esterno); Alessandra Fanelli (esterno), Pamela Arena, Guido D’Ubaldo (Delegato C.E.)

Comitato Speciale Riforma: Carlo Verna, Elisabetta Cosci, Guido D’Ubaldo, Nicola Marini, Andrea Ferro, Nadia Monetti, Franco Nicastro, Alessandro Sansoni, Gianni Maria Stornello, Roberta Serdoz, Michela Canova, Felice Salvati (esterno), Giancarlo Ghirra (esterno), Lino Zaccaria (esterno), Federica Sali (esterno), Gabriele Dossena (esterno).

IL CONSIGLIO DI DISCIPLINA

Il decreto legge n.138 del 13 agosto 2011 recante misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo, convertito con la legge n. 148 del 14 settembre 2011 ha previsto all’art. 3 vari interventi in materia di professioni, tra cui la divisione tra funzioni amministrative e funzioni disciplinari per le istituzioni ordinistiche. Il successivo DpR n. 137 del 7 agosto 2012 (entrato in vigore il 14 agosto 2012) contenente il regolamento attuativo della riforma degli ordinamenti professionali ha rinviato la disciplina di molte materie, tra cui quella disciplinare, all’emanazione, da parte dei Consigli nazionali degli Ordini professionali, di regolamenti sottoposti al parere del ministero della Giustizia. Il legislatore ha stabilito che entro un anno dall’entrata in vigore del D.L. 138/2011, e cioè entro il 12 agosto 2012, gli ordinamenti in questione dovessero essere riformati, con normativa regolamentare, sulla base di alcuni principi, tra cui, per quanto riguarda le materie disciplinari, la istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative ( consigli regionali dell’Ordine) e di un organo nazionale di disciplina diverso dal Consiglio nazionale. La novità principale sta nel fatto che la carica di consigliere dell’Ordine territoriale o di consigliere nazionale è incompatibile con quella di membro dei Consigli di disciplina nazionale e territoriali, mentre restano immutate le sanzioni applicabili, dall’avvertimento, alla censura, alla sospensione e alla radiazione, nonché la potestà regolamentare dell’Ordine sui diritti e sui doveri degli iscritti. In sostanza i compiti di istruzione e decisione delle questioni disciplinari non sono più affidati ai Consigli degli Ordini (in prima istanza gli Ordini regionali e per i ricorsi il Consiglio nazionale che manterranno le funzioni amministrative demandate dai rispettivi ordinamenti) ma a Consigli di disciplina ad hoc, territoriali e nazionale. Sulla base di tali disposizioni, il Consiglio Nazionale ha adottato il regolamento delle funzioni disciplinari che, ottenuta l’approvazione del Ministero della Giustizia, è divenuto operativo il 14 dicembre 2012 ed è stato modificato nel 2017 (Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia pubblicato il 16 agosto 2017). I consiglieri di disciplina nazionali sono stati ridotti da 12 a 5.   Consigli di disciplina territoriali Sono costituiti da nove membri, di cui il più anziano per iscrizione all’Albo riveste le funzioni di Presidente mentre il più giovane quelle di Segretario. I consigli, a loro volta, saranno strutturati in collegi giudicanti formati da tre membri appartenenti allo stesso Consiglio e individuati di volta in volta dal Presidente del Consiglio di disciplina territoriale. Anche il Collegio giudicante è presieduto dal componente più anziano, mentre il più giovane svolge le funzioni di segretario. In ogni collegio, formato da un pubblicista e due professionisti almeno un componente deve essere donna. La scelta dei consiglieri di disciplina territoriali è, comunque, affidata al Consiglio regionale dell’Ordine tramite la definizione di una rosa di diciotto candidati da sottoporre al Presidente del Tribunale perché designi i nove componenti del Consiglio territoriale di disciplina. I requisiti per la designazione sono i seguenti:anzianità di iscrizione all’Albo non inferiore a 10 anni;assenza di condanne penali per reati non colposi; assenza negli ultimi dieci anni di sanzioni disciplinari, anche non definitive, ex art. 52, legge 69/1963; assenza di sanzioni disciplinari, anche non definitive, ex artt. 53, 54, 55 legge 69/1963 (non si terrà conto della radiazione per morosità);essere in regola con gli obblighi della formazione permanente e con il pagamento delle quote;essere iscritto all’Albo nella Regione in cui ha sede il Consiglio di disciplina territoriale.   Consiglio di Disciplina Nazionale l Consiglio di disciplina nazionale si compone di 5 membri di cui fino ad un massimo di due eventualmente esterni. Spetta, infatti, al Consiglio nazionale decidere in ordine alla composizione eventualmente integrata del CDN con membri che non rivestono la carica di consigliere nazionale, al termine dell’elezione delle cariche del CNOG. Per essere eletti nel Consiglio di disciplina nazionale bisogna avere gli stessi requisiti richiesti per i consigli territoriali; la carica di presidente del CDN e di segretario sono attribuite rispettivamente al più anziano e al più giovane iscritto all’Albo. Il Vice Presidente viene invece eletto dai 5 componenti e sostituisce il Presidente in caso di assenza. Il Consiglio di  Disciplina Nazionale, a differenza di quelli territoriali, tratta i ricorsi e li decide collegialmente.  Una volta eletti nel Consiglio nazionale di disciplina, i consiglieri non possono più esercitare funzioni amministrative.

I COLLEGI INTEGRATI

Giornalisti componenti i Collegi integrati presso i Tribunali e le Corti di AppelloGiornalisti componenti i Collegi integrati presso i Tribunali e le Corti di Appello