Autore:
Daniele Chieffi (a cura di)

Editore:
Centro di Documentazione Giornalistica (2018), pag.319, Euro 39,00

Un pool di esperti analizza in questo manuale i nuovi paradigmi professionali della comunicazione, spiegando come attuarli.
Daniele Chieffi, nell’introduzione, scrive che la comunicazione digitale è una “disciplina” a sé stante: chiede un proprio set tecnico e teorico, propri simboli, linguaggi, strumenti e tecniche. Comprendere come questo ecosistema abbia cambiato i mestieri della comunicazione e come ne abbia stravolto simboli e linguaggi, tecniche e dinamiche è il primo dei due scopi di questo manuale. Il secondo è fornire gli strumenti e le modalità per trasformare le difficoltà in opportunità e per affrontare questi nuovi scenari professionali, figli del cambiamento digitale. Un cambiamento profondo, che ha creato nuove figure professionali e ha imposto a quelle già esistenti nuove competenze e nuove abilità.
Il volume è diviso in quattro parti: “L’ecosistema digitale”; “Comunicare nell’ecosistema digitale” (Digital strategy, Social media management, Progettazione e gestione di siti e blog, Profili giuridici della comunicazione online); “Giornalisti nell’ecosistema digitale”; “Comunicatori nell’ecosistema digitale” (Influencer management, Online media relations e Digital PR, Digital crisis management).
Nella parte dedicata ai giornalisti nell’Ecosistema digitale, Daniele Bellasio (Caporedattore esteri del quotidiano “La Repubblica”) descrive come potranno essere le redazioni del 2050. In particolare evidenzia la notizia data da “Prima Comunicazione” che il “Wall Street Journal” e il “Financial Times” puntano sulla figura del “project manager”.
Bellasio si chiede: “Perché introdurre questa figura professionale nei giornali?”. Per Katharine Bailey, project manager del “Wall Street Journal”, lo scopo di questa figura professionale è quello di accertarsi che un determinato progetto sia eseguito dal principio alla fine, in tempi utili e senza generare intoppi, ricorrendo esclusivamente alle “risorse messa a budget per esso”. Un project manager, secondo Bailey, è predisposto per ruolo e competenze a considerare “l’intero ciclo di vita” di un contenuto editoriale prodotto e come esso si inserisce nel contesto del lavoro, anche dal punto di vista della sostenibilità economica e dell’organizzazione del lavoro. Coglie il punto centrale di questa rivoluzione nel mondo dei media anche Robin Kwong, project manager del “Financial Times”, che non a caso ha un passato da reporter ma anche da data journalist. E questo già dimostra come le competenze debbano essere nuove, ibride, trasversali. Oggi Kwong ha il compito di stabilire come un contenuto possa attraversare i molteplici desk di cui è composta la redazione del “Financial Times”, come quella di qualunque altro giornale del nuovo mondo 2.0.
“Per esempio – ha raccontato Kwong – se un giorno abbiamo tra le mani una notizia di rilevanza globale, il giorno successivo dobbiamo poter valutare come possa impattare ancora con un secondo articolo e questo è il compito del project manager”. Ma soprattutto il (nuovo) ruolo di Kwong è centrale per analizzare il ciclo di vita di una notizia, di una analisi, di un’inchiesta, in definitiva, di una storia sui diversi mezzi di comunicazione, una volta che è stata data, raccontata, creata avendo in mente fin dall’origine la sua necessaria natura multimediale.
In futuro ci sarà sicuramente l’esigenza di lavorare in squadra con persone e professionisti che si occupano di altri settori e con altre competenze. Per esempio, servirà lo “scienziato dei dati”, perché deve spiegare quando un dato ha un livello di qualità e di attendibilità molto alto o molto basso, quando cioè ci devi lavorare sopra e come farlo.
Per Bellasio, a conclusione di una serie di particolari annotazioni, è possibile pensare che il compito del giornalista stia diventando (e lo sarà sempre di più) quello di mettere ordine, di essere uno strumento di selezione, di svolgere un ruolo simile a quello di un “aggregatore”, quasi un motore di ricerca intellettuale delle nostre cose, delle nostre idee, delle nostre storie.  Ecco dunque la possibile squadra della redazione del futuro, del 2050 (probabilmente anche prima): network analyst, story-teller, data scientist/map designer, web designer, project manager, digital editor, video editor. E chi sarà un giornalista? Intanto il chief editor, il caporedattore, e poi ognuna di queste figure o una figura che saprà svolgere un po’ tutti questi ruoli.
In altri interventi di esperti, coinvolti in questo manuale, si possono cogliere spunti di approfondimento nell’interazione con i lettori (il giornalismo come forum). Da monitorare, poi, le Digital PR, quelle attività di comunicazione sul web – media digitali e social – il cui obiettivo è di sviluppare le relazioni, mettere in comunicazione communities e pubblici specifici con aziende, persone, strutture. Un professionista del  Digital PR è colui che controlla, gestisce, cerca di migliorare la reputazione online di un’azienda, la notorietà del suo brand e la percezione da parte del pubblico e degli influencer.
Daniele Chieffi è a capo della Comunicazione digitale e della Content Factory di Agi (Agenzia Giornalistica del Gruppo Eni). Insegna presso l’Università Cattolica di Milano, il Cuoa di Vicenza, la Business School del Sole 24Ore e il Centrostudi Giornalismo e Comunicazione. Ha creato e guidato il Social media team di Eni e, prima ancora, ha gestito la Comunicazione digitale di UniCredit. È Autore di “Online Media Relations” (2011), “Social media relations” (2012) e “Online crisis management” (2013).