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Giornalismo digitale in Italia: nelle redazioni domina ancora la "carta" ma la talpa del cambiamento sta scavando

22/09/2014
Nella grande maggioranza, le redazioni online più strutturate (sia quelle native sia quelle di testate ‘’tradizionali’’) considerano il digitale più come uno strumento tecnico/tecnologico che non come un nuovo modo di fare giornalismo, un modo che forzi il paradigma culturale del giornalismo tradizionale, in cui l’ organizzazione e le gerarchie interne restano sostanzialmente quelle della carta.
È uno dei dati più rilevanti della ricerca sul giornalismo online in Italia che il Gruppo di lavoro sui "Giornalismi" del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha presentato a Prato in apertura di "Digit2014", in un incontro a cui sono intervenuti il presidente del Cnog Enzo Iacopino, il segretario della Fnsi Franco Siddi, Pier Luca Santoro, esperto di marketing dei nuovi media e coautore del Rapporto, Mario Tedeschini Lalli, di Ona Italia (Online News Association). La tavola rotonda è stata introdotta e moderata da Pino Rea, coordinatore del Gruppo di lavoro del Cnog che ha condotto la ricerca.

Anche nel caso di molte delle testate native, infatti – rileva il report - la cultura della carta (quell’insieme di valori, di rapporti gerarchici e di pratiche che hanno dominato il processo di produzione giornalistico dagli inizi del Novecento) domina in modo incontrastato.
E in molte di queste testate la tendenza sembra essere infatti quella di "preservare le funzioni giornalistiche tradizionali e di evitare qualsiasi ‘contaminazione’".
Ma, anche se in modo minoritario, sia in alcune testate native, come "Post" o "VareseNews", sia in alcune redazioni "tradizionali" si segnalano dei cambiamenti che fanno pensare a un processo di trasformazione nel concreto della cultura e della pratica giornalistica.
Per esempio il rifiuto – teorizzato e praticato dalla testata diretta da Luca Sofri – di continuare a tenere separate le attività giornalistiche da quelle tecniche. ‘’Non distinguiamo più i ruoli’’, spiega Sofri. O, altro esempio, la presenza a "VareseNews" di figure "ibride", cioè di giornalisti che svolgono anche funzioni tecniche.