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Intercettazioni: rispettare le leggi già esistenti

16/07/2014
Nella sede del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti si è svolto oggi un incontro al quale hanno partecipato i direttori (o loro delegati) di Avvenire, Corriere della Sera, Gazzetta del Sud, Il Fatto quotidiano, Il Giornale, Il Giorno, Il Tempo, Irpinia news, l’Unità, la Stampa, News Mediaset, Repubblica.it, Sky Tg24, Tg2, Tgcom 24.
Un primo confronto, al quale ne seguiranno altri, per affrontare con tutti i direttori i delicati problemi che riguardano il mondo dell’informazione.
L’incontro odierno ha affrontato due temi in particolare: la richiesta del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di avere un contributo su una nuova regolamentazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche e l’approvazione in Senato di una norma che punisce con il carcere chi esercita abusivamente una professione.
I direttori e i vertici dell’Ordine ribadiscono che è loro dovere tutelare l’interesse pubblico, garantendo ai cittadini una informazione corretta, completa, rispettosa della verità e delle persone.
Non possono essere i giornalisti i custodi del segreto delle indagini. Esistono già norme chiare che attribuiscono ben precisi doveri ad altri soggetti che dovrebbero occuparsi, in base alla legislazione esistente, di eliminare tutto ciò che non è pertinente alle inchieste e, in particolare, quanto riguarda persone terze.
Il problema è, quindi, far rispettare le regole esistenti fin dal 1989, anziché ipotizzarne altre che rischierebbero di trasformarsi in una lesione dei diritti dei cittadini e in un bavaglio per i giornalisti.
I giornalisti sono consapevoli del dovere di valutare il contenuto degli atti giudiziari dei quali vengono in possesso, selezionando loro ciò che è rilevante ai fini dell’interesse pubblico, assumendosene la responsabilità ed evitando quanto è lesivo, in maniera gratuita, della dignità delle persone.
Per quanto concerne il secondo aspetto, il carcere per i non iscritti all’Ordine, è stato rivolto un appello perché la norma venga cancellata in occasione della seconda lettura alla Camera dei Deputati. Si tratta, infatti, di una previsione che non solo contrasta con la legge che riguarda l’accesso alla professione giornalistica, ma rappresenterebbe – se confermata – una intollerabile limitazione della libertà di espressione dei cittadini.

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Andrea Maresi e Lucia D’Ambrosi (a cura di)