Autore:  Andrea Manzi

Editore: Europa (2018), pag.171, Euro 13,90

Il primo vero romanzo poliziesco in Italia è stato “Il cappello del prete” (1887) di Emilio De Marchi (1851-1901), una storia delittuosa ambientata a Napoli e caratterizzata anche dal punto di vista psicologico. Rimasto in ombra nei successivi decenni, il giallo italiano ritrova nuova linfa con i romanzi di Augusto De Angelis (1888-1944), creatore del commissario De Vincenzi, alter ego italiano del commissario Maigret. Il primo autore italiano a ottenere riconoscimenti anche al di là dei confini nazionali è stato Giorgio Scerbanenco (1911-1969), il cui esordio nel genere risale al 1940 con “Sei giorni di preavviso”, il primo di una serie di cinque romanzi. Risale al 1980 “Il nome della rosa”, giallo storico di Umberto Eco, ambientato nel medioevo, senza dubbio il poliziesco italiano di maggior successo internazionale.

A partire dagli anni Ottanta del secolo scorso comincia una stagione di rinnovata popolarità e fortuna della narrativa poliziesca italiana, segnata non solo dal successo – anche internazionale – dei libri di Andrea Camilleri e del suo personaggio più fortunato, il commissario Montalbano; ma anche dall’affermazione di un buon numero di nuovi autori, ciascuno caratterizzato da uno stile personale, fra cui: Carlo Lucarelli, Loriano Macchiavelli, Gianrico Carofiglio, Giorgio Faletti, Massimo Carlotto. Come è stato evidenziato, il “nuovo” poliziesco italiano difficilmente può essere limitato ai confini del genere di fattura “artigianale” e di evasione e rientra a pieno titolo nella letteratura italiana “senza etichette”. In questo filone si può ricondurre “Giornalisti all’inferno”, scritto con mano felice da Andrea Manzi. Al centro del racconto Carlo, giornalista cinquantenne, con una vita sofferta, una ex moglie, cui è ancora molto legato, e un dissidio interiore, affrontato lungamente in analisi, che emerge di frequente nei suoi rapporti conflittuali con la professione e il potere. Si ritrova all’improvviso accusato di un omicidio avvenuto diversi anni prima, probabilmente legato a un oscuro evento del suo tormentato passato. E nella vita di Carlo tutto assume sfumature incerte e inquietanti, intorno a un’umanità disperata e irredimibile.

Andrea Manzi già redattore capo de “Il Mattino” di Napoli, ha fondato e diretto il quotidiano la “Città” ed è stato vice direttore del “Roma”. Autore di saggi e di libri di poesia, scrive anche per il teatro.