Autore: Vito Tenore (a cura di)
Editore: Giuffrè (2018), pag.XXXVII-728, Euro 78,00

Fare giornalismo – scrive Vito Tenore, Magistrato della Corte dei Conti, nella premessa – non è solo esercitare un “quarto Potere”, ma è soprattutto svolgere un “mestiere” delicato, privo di pause e, soprattutto, è “mestiere” complesso e non “professione”. Perché il giornalista, come l’artigiano, si sporca le mani, lima, arricchisce e smussa i suoi scritti; per realizzare un “pezzo” raggiunge luoghi, ascolta persone, riflette, soppesa, mettendo sul mercato dei lettori il suo prodotto.
Questo volume, aggiornato alle recenti modifiche di legge sulla diffamazione, alla riforma degli organi disciplinari e al d.lgs. 15 maggio 2017 n.67 sul CNOG (Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti), analizza le diverse responsabilità del giornalista, alla luce della normativa, della giurisprudenza e delle pronunce disciplinari.  Fare buon giornalismo è, dunque, “mestiere” complesso. Ma la realtà virtuale del mondo della comunicazione non può e non deve nella “rappresentazione” stravolgere il mondo reale e il valore delle persone che lo popolano. Il recupero della sobrietà espressiva, della ricerca della verità sostanziale dei fatti e dell’onestà valutativa degli stessi, sono un obiettivo basilare.
Un aggiornato studio sulle patologie comportamentali (disciplinari, civili, penali e persino amministrativo-contabili) nel lavoro del giornalista è importante, alla luce del Testo Unico dei doveri del giornalista del 2016, dei pronunciamenti degli organi disciplinari dei giornalisti (di recente modificati), del Garante della privacy e della giurisprudenza. Codici etici, sentenze della magistratura e degli organi disciplinari, evidenziano una crescente conflittualità, sintomatica di un abbassamento dell’etica individuale e del senso del limite. In un’ottica preventiva, dissuasiva e repressiva, a drenare e limitare tale uso distorto di poteri del giornalista, soprattutto in epoche telematiche, vi sono però regole deontologiche e legislative che delimitano la discrezionalità acquisitiva, valutativa ed espressiva di chi scrive, di chi dirige un giornale o di chi conduce un programma d’informazione. Ma va anche tutelata la basilare libertà di pensiero e di cronaca da temerarie aggressioni civili e penali.
Il primo capitolo è dedicato ai principi portanti del modificato procedimento disciplinare dei giornalisti; il secondo e il terzo, curati da Francesco Centofanti e Laura Scalia (magistrato della Corte di Cassazione), delineano un aggiornato quadro delle tipologie di danno arrecabili dal “cattivo” giornalismo e delle conseguenze, civili e penali, derivanti dalla violazione dei canoni di verità, attualità, continenza, lealtà e buona fede nel dare notizie; nel quarto, curato da Vito Tenore, sono prese in esame le casistiche di responsabilità amministrativo-contabile che potrebbero porre in essere colleghi impegnati in compiti istituzionali all’interno dell’Ordine dei Giornalisti, che ha natura di ente pubblico; nel quinto, l’avvocato Luigi Carbone analizza i pronunciamenti del Garante della privacy sul lavoro dei giornalisti; infine, nel sesto, la professoressa Mihaela Gavrila evidenza come taluni casi di “cattivo” giornalismo sono raccontati dai media.
Nella presentazione, Carlo Verna, Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, precisa che il testo offre con chiarezza espositiva un quadro lineare, aggiornato e completo di tutti i profili, sostanziali e procedurali, delle varie responsabilità che connotano lo status di giornalista, compresa la (si auspica rara) responsabilità amministrativo-contabile, che riguarda i colleghi componenti di organi consiliari locali e nazionali, come tali esposti a danni erariali, devoluti alla giurisdizione della Corte dei Conti. Verna sottolinea anche che sistematicità e ricchezza di dati normativi, giurisprudenziali e dottrinali rendono questo volume un utile strumento di lavoro per l’Ordine dei Giornalisti e un vademecum per i singoli colleghi professionisti e pubblicisti, oltre a costituire un importante riferimento scientifico per magistrati, avvocati, studiosi della materia e per i tanti giovani che credono “nel fare giornalismo”.
Il testo è completato da una ricca appendice con tutte le norme e regole deontologiche del giornalista e da un utile formulario per redigere i ricorsi.