Autore:  Carlo Raggi

Editore: Pacini Giuridica (2018), pag.452, Euro 35,00

Il giornalista è il mediatore intellettuale tra fatto e diffusione pubblica della conoscenza di quel fatto: una definizione ormai costante nelle sentenze della Corte di Cassazione. E allo stesso tempo il ruolo del giornalista è anche – secondo una classica definizione della Corte europea dei diritti dell’uomo – quello di “cane da guardia” delle istituzioni. Premessa indispensabile di queste due definizioni è la necessità che il giornalista sia innanzitutto il portatore di una informazione deontologicamente corretta.

Per la cronaca giudiziaria, la necessità di un corretto linguaggio è accresciuta dalla considerazione che essa riguarda una funzione istituzionale fondamentale per uno Stato moderno, la giurisdizione. L’uso del linguaggio appropriato è collegato alla conoscenza di tutti i passaggi dell’attività giudiziaria e così il lavoro parte dalla notizia di reato, per giungere ai processi e alle Corti internazionali, includendo anche settori collaterali come le procedure fallimentari e tributarie.

Il linguaggio del cronista giudiziario della carta stampata, dell’online e a maggior ragione (per il forte impatto sull’ascoltatore) dei media televisivi, deve essere diverso a seconda della fase del procedimento penale che si attraversa – investigazione di polizia, indagine preliminare, chiusura delle indagini, misure cautelari, udienza preliminare e via discorrendo – al fine di salvaguardare, assieme al principio di presunzione di non colpevolezza, anche la dignità della persona indagata/imputata e che non può mai prescindere da una ulteriore semplice valutazione e cioè che l’errore investigativo e, a ruota, l’errore giudiziario, possono essere in agguato.

Per l’Autore, la responsabilità che il giornalista giudiziario ha nei confronti delle persone coinvolte nell’inchiesta e nei confronti della pubblica opinione è enorme e solo una preparazione professionale di livello e l’uso di un corretto linguaggio possono evitare di danneggiare irrimediabilmente persone e di creare “mostri”, ma soprattutto evitano di “informare” e “formare” in maniera non corretta l’opinione pubblica. Questo a tutto vantaggio anche dell’indispensabile rapporto di fiducia che, in uno Stato moderno e di diritto, deve sussistere fra cittadino e istituzione-magistratura. Nel tentativo di agevolare la lettura di questo manuale, man mano che si avanza sui vari fronti del procedimento penale, sono proposti esempi di cronaca, in gran parte desunti dai media nazionali cartacei e online e sono indicati gli errori di linguaggio e di merito e presentate le soluzioni ritenute corrette.

Carlo Raggi, laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1978; è stato vicecapo servizio e cronista di giudiziaria a “Il Resto del Carlino” di Ravenna fino al 2013; ha tenuto lezioni sul linguaggio giudiziario ai corsi di aggiornamento professionale per giornalisti.