Oggi si è svolto un importante incontro pubblico organizzato alla  Fondazione Museo della Shoah, alla vigilia delle celebrazioni per il  Giorno della Memoria, con Ruth Dureghello, presidente della Comunità  ebraica di Roma, cui hanno partecipato, fra gli altri, una delegazione  composta dai rappresentanti di Ordine dei Giornalisti, Federazione  Nazionale della Stampa Italiana, Usigrai, Articolo 21, il presidente del  Museo della Shoah Mario Venezia, alcuni dei cronisti minacciati dai neofascisti e Furio Colombo.
Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha aderito all’iniziativa ed era rappresentato dal segretario Guido D’Ubaldo. «Bisogna sensibilizzare le scuole, non solo con i docenti, ma anche con persone che possono portare testimonianze sulle atrocità del passato che non devono più accadere. I cori contro i giocatori di colore negli stadi sono un fenomeno sempre più diffuso, che va combattuto proprio portando messaggi positivi ai giovani che affollano le curve. I giornalisti hanno il dovere di affiancare con la scorta mediatica i colleghi minacciati da organizzazioni neonaziste e neofasciste che agiscono impuniti per nascondere la verità che emerge dalle inchieste giornalistiche sui gravi fenomeni di antisemitismo», ha detto D’Ubaldo.
Paola Spadari, presidente dell’Odg del Lazio ha ricordato che «i giornalisti del Lazio hanno un triste primato, quello delle minacce ricevute, oltre il 40%. E’ un fatto molto grave ma anche il segnale che abbiamo fatto il nostro lavoro, siamo al loro fianco anche nella difesa della nostra Costituzione».
Raffaele Lorusso, segretario della Fnsi si è detto preoccupato: «Oggi c’è la convinzione sbagliata in alcuni che tutto possa essere lecito e accettato, in un Paese con una Costituzione antifascista e antirazzista, si tende a far passare come folklore quello che come folklore non è. Ci sono colleghi che sono stati colpiti, proprio per la denuncia della recrudescenza di un fenomeno da parte di gruppi che pensano di potere riportare in auge un’ideologia che è l’incarnazione del male assoluto. In Italia in questo momento 19 colleghi vivono sotto scorta perché minacciati dalle mafie. Noi non cogliamo la stessa attenzione verso i colleghi che subiscono minacce da parte di gruppi neofascisti e neonazisti. Non vorremmo che da parte del Viminale ci fosse una sottovalutazione».
Ha chiuso la serie di interventi istituzionali il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti: «Noi dobbiamo essere le scorte mediatiche non solo dei colleghi ma anche dei luoghi minacciati. Quando comincia a riemergere la violenza devi scattare. Ieri mi sono vergognato per il rapporto del Consiglio d’Europa secondo cui in Italia ci sono politici che usano un linguaggio d’odio. In questa sala ci sono anche cronisti minacciati da neofascisti e neonazisti, da chi odia la costituzione antifascista e antirazzista, da chi odia, per riprendere le parole del Papa, i ponti».