L’edizione 2018 delle linee guida del codice deontologico Carta di Roma vuole essere uno strumento aggiornato rispetto ai cambiamenti di concetti e luoghi che il racconto delle migrazioni oggi impone. Per i 10 anni della Carta di Roma l’impegno è, come sempre, di portare al centro dell’informazione la verità sostanziale dei fatti quando si parla di migranti, rifugiati e richiedenti asilo.

Anna Masera, giornalista e garante dei lettori per La Stampa, sottolinea come «i migranti siano un argomento di attualità presente ogni giorno sui quotidiani, per questo è necessario andare oltre il concetto di “allarme” che dà sempre l’idea di emergenza e non aiuta ad informare, bensì diventa un amplificatore del panico».

«Prima gli stranieri erano i “marocchini”. Erano talmente marocchini che un giornale titolò “Morto un uomo e un marocchino”. C’è una tendenza, da oltrepassare, a disumanizzare le persone. Le parole non sono mai sbagliate. È l’uso che se ne fa che può esserlo» ribadisce il presidente dell’Associazione Valerio Cataldi.

Alcune novità dell’edizione 2018

Paola Barretta, coordinatrice dell’Associazione Carta di Roma, esemplifica alcune delle novità riguardo le linee guida: «abbiamo inserito, tra le altre informazioni, un glossario su ricerca e soccorso in mare e, per quanto riguarda il macro argomento “razzismo”, abbiamo identificato i casi e le cornici, anche in ragione dell’importanza del tipo di linguaggio, che influenzano la percezione del fenomeno migratorio. Per quanto riguarda invece l’aspetto delle discriminazioni abbiamo approfondito il tema dell’hate speech, in particolare quello destinato ai gruppi minoritari per fornire strumenti per un giornalismo di qualità, non un giornalismo buono ma un buon giornalismo.

Il ruolo del codice deontologico e la sua attualità

«La Carta di Roma deriva dalla Costituzione italiana. Ci troviamo in una situazione imbarazzante, con l’introduzione addirittura del reato di solidarietà. In questo clima sono fondamentali le nuove linee guida. Sarebbe interessate se, d’intesa con l’Associazione Carta di Roma, si tentasse di realizzare un corso annuale per mettere al centro le linee guida della Carta di Roma, e farne uno strumento essenziale per la professione giornalistica, omogeneo a livello nazionale» è una delle riflessioni del presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Giuseppe Giulietti.

Il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, sottolinea come «le carte deontologiche ci sono, ma non tutti le rispettano. Importante che ci sia un’organizzazione che effettui il lavoro di monitoraggio e applichi le sanzioni. In questa fase abbiamo il dovere di guidare la riscossa delle coscienze se vogliamo essere coerenti con l’obiettivo che ha il giornalismo».

«Le parole sono importanti, lavorare sul linguaggio per raccontare il reale è fondamentale, per tutti i cittadini, oltre che per i giornalisti. È il linguaggio che crea cultura, anche quella dei diritti, che non si può dare per scontata e va ogni volta ricreata – così Daniela De Robert, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, che prosegue – E comunque ritengo che una parola come buonismo vada eliminata in quanto termine dispregiativo per definire chi esercita solidarietà.

Roberto Natale, tra i promotori della Carta di Roma, rappresentante di Articolo 21, sottolinea il ruolo della Carta di Roma in un paese come l’Italia caratterizzato da una «ampia discrasia tra la percezione dei cittadini rispetto ad alcuni fenomeni e i dati relativi a quei fenomeni». Un deficit di conoscenza che rende indispensabile il rispetto dei principi di correttezza e completezza dell’informazione. L’Autorità garante delle comunicazioni (AgCom) avvierà un procedimento a luglio per monitorare i discorsi di odio che stanno inquinando il dibattito politico.

Interviene a tal riguardo il commissario AgCom Antonio Nicita, che osserva «nella fase elettorale, i minuti dedicati a criminalità, sicurezza, e immigrazione, con in testa il caso di Macerata, hanno superato il 50% della copertura mediatica pre-elezione. Lo straniero, migrante/e o rifugiato è vittima frequente di hate speech, anche in ragione della polarizzazione del dibattito pubblico. Vorremmo arrivare a una definizione condivisa di hate speech per intervenire in modo più efficace».

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