Si pubblica, di seguito, la relazione del Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna, al Comitato Esecutivo del Cnog, sul caso AgCom-Floris.


 

Ho relazionato al Comitato Esecutivo del Cnog sul caso Agcom-Floris sul quale sono intervenuto, nell’immediatezza della lettura del comunicato, nel corso della trasmissione “Di martedì” per “riequilibrare”, nella qualità di presidente dell’ente di diritto pubblico rappresentativo dei giornalisti, l’apodittico comunicato dell’Autorità indipendente, criticato anche dalla FNSI. A buona parte della categoria, quindi, quella nota così come formulata è apparsa una gogna.
Esaminate con maggiore calma tutte le carte è emerso un problema di regole molto serio.
Nessuno contesta la legge sulla par condicio a patto che riesca a perseguire l’obiettivo.
Se durante la campagna elettorale l’ordine dell’Autorità vigilante ripristina una parità di accesso, una condizione democratica si è realizzata: chi non ottempera all’ordine è obbligato a pagare multe salate, salvo ricorsi amministrativi.
Il punto critico che, però, ritroviamo nel caso in questione è quando il riequilibrio di accesso fra forze politiche non è più possibile perché ormai le elezioni si sono concluse. In questa ipotesi la legge stabilisce che la multa scatti solo se non viene letta la delibera di accertamento della violazione. Vuol dire che qualora essa venga letta non si pagano multe e tuttavia non si ristabilisce la par condicio in tempo utile. In concreto, quindi, che cosa accade? Che l’editore la fa franca se impone al giornalista di leggerla, il collega se la ritrova sul tavolo come ordine dell’Agcom e ovviamente non può disobbedire contemporaneamente a due soggetti così forti perché a quel punto anche sul piano civilistico sarebbe fortemente esposto.
Fin qui l’incongruenza palese delle regole ma nel caso in esame i giornalisti contestano anche la modalità di applicazione della legge da parte di Agcom. L’Autorità non si è limitata, come da prescrizione normativa, a ordinare la lettura dell’accertata violazione ma ha anche liberamente “cesellato” il contenuto, pretendendo che si leggesse la frase: “L’Agcom ha riscontrato, inoltre, che le modalità di conduzione del programma e la partecipazione con tempi prolungati, spazi dedicati e in assenza di contraddittorio di singoli opinionisti, hanno determinato una situazione di svantaggio (…)”.
Sarebbe stato ben più interessante far conoscere al pubblico a casa quanto era accaduto piuttosto che informare di una violazione accertata ma non spiegata nei suoi contenuti. Invece nel testo di cui è stata ordinata la lettura non è stato affatto riportato il passaggio motivazionale che descrive quanto accaduto (nel corso dell’intervista il giornalista-autore – ossia Marco Travaglio  – ha espresso in maniera puntuale la propria opinione critica sulla figura e sulla proposta politica di Silvio Berlusconi e dunque della lista Forza Italia, nonché sulla figura del segretario del PD, Matteo Renzi. Infine, pur stigmatizzando le modalità di formazione delle liste da parte del Movimento 5 Stelle, ha concluso esprimendo un apprezzamento circa la scelta di Luigi Di Maio di annunciare i ministri del suo Governo, alcuni dei quali sono stati poi ospitati in studio. Tali opinioni sono state espresse in assenza di ogni forma di contraddittorio).
Alla gente il conduttore ha dovuto comunicare solo di aver fatto male la sua professione sulla quale vigila l’Ordine dei giornalisti, attraverso i Consigli di disciplina, e non l’Agcom.