A cura di Laura Trovellesi Cesana 
e Maria Annunziata Zegarelli

 

NON PUÒ ESSERE SANZIONATO PER PROVOCATO ALLARME SANITARIO IL DIRETTORE CHE PUBBLICA UN ARTICOLO O UN’INTERVISTA SU UN TEMA ETICAMENTE SENSIBILE

Non può essere sanzionato il direttore che titola, anche in maniera provocatoria, un articolo o un’intervista di cronaca su un argomento che può creare discussione dal punto di vista etico-morale ma – non essendo un argomento di natura sanitaria – non provoca allarme sociale. Nel caso preso in esame dal Cdn il direttore di un quotidiano era stato sanzionato per aver titolato in maniera provocatoria un’intervista che trattava l’uso di feti umani da parte delle multinazionale farmaceutiche per i vaccini. Il soggetto intervistato, se scienziato che esprime una posizione di minoranza, ha dunque diritto di esprimersi e il direttore non è responsabile delle opinioni scientifiche riferite dell’esperto. Sarebbe, però, buona prassi deontologica che per completezza dell’informazione si fornisse al lettore anche un punto di vista diverso sullo stesso argomento.

C.D.N. 11 giugno 2020 n. 10 – Presidente Laura Trovellesi Cesana – Relatrice Maria Annunziata Zegarelli – Annullata la delibera del Consiglio di disciplina territoriale della Lombardia (sanzione: avvertimento).

 

IL CDT DEVE SEMPRE GARANTIRE LA TERZIETÀ DEL GIUDIZIO. QUANDO CIÒ NON È POSSIBILE DEVE ASTENERSI E CHIEDERE AL CDN LA DESIGNAZIONE DI ALTRO CDT

Quando oggetto del procedimento disciplinare nei confronti di un giornalista è la presunta offesa dell’onorabilità del Consiglio di disciplina territoriale, per garantire la terzietà del giudizio il Cdt interessato deve astenersi dal pronunciamento e chiedere al Cdn la designazione di altro Cdt. L’art. 5 del Regolamento delle funzioni disciplinari dell’Ordine dei giornalisti stabilisce, infatti, che i consiglieri territoriali di disciplina hanno l’obbligo di astenersi nei casi indicati dall’art. 51 c.p.c. e possono essere ricusati nei casi indicati dall’art. 52 c.p.c., in quanto applicabili. In particolare, poi, l’art. 51 c.p.c. recita: “Il giudice ha l’obbligo di astenersi . . . se ha interesse nella causa”.  Nel caso specifico preso in esame dal Cdn un giornalista è stato sanzionato dal Cdt con la sospensione di due mesi per aver offeso l’onorabilità dell’ex presidente del Cdt. Il Cdn ha, quindi, annullato la sanzione della sospensione violazione del  principio di imparzialità nell’esercizio della funzione disciplinare di diretta derivazione costituzionale (art. 97). Essendo un vizio rilevabile d’ufficio la sanzione impugnata è stata annullata senza valutazioni di merito.

C.D.N. 11 giugno 2020 n. 11 – Vice Presidente Laura Trovellesi Cesana – Relatrice Laura Verlicchi – Annullata la delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine della Sardegna (sanzione: 2 mesi di sospensione).

 

VIZI INSANABILI. I CONTENUTI DI UNA INFORMATIVA DELL’AUTORITA’ INQUIRENTE SU CONDOTTE DI GIORNALISTI RITENUTE NON DEONTOLOGICAMENTE CORRETTE NON POSSONO SOSTITUIRE L’ATTIVITA’ ISTRUTTORIA DEL CDT CHE DEVE VERIFICARE I PRESUNTI ADDEBITI NEL RISPETTO DELLE NORME CHE REGOLANO IL PROCEDIMENTO

Un’informativa redatta da autorità inquirenti, sebbene risulti agli atti di un procedimento giudiziario e segnali fatti dai quali gli estensori possano aver rilevato comportamenti ritenuti non deontologicamente corretti riferibili a giornalisti, non può esimere il Consiglio di disciplina territoriale, che legittimamente acquisisce l’atto, dall’accertamento delle circostanze denunciate.  Il Consiglio di disciplina territoriale, infatti, avendo avuto cognizione di quanto raccolto nel corso dell’indagine dell’autorità giudiziaria – anche se i rilievi a carico dei giornalisti elencati nell’informativa non sono penalmente rilevanti – non solo ha il dovere insopprimibile di attivarsi per accertare le condotte eventualmente violate ma, nel farlo, ha anche l’obbligo di agire all’interno delle norme che regolano il procedimento deontologico.

Le informative, infatti, alla stregua di esposti e finanche delle impugnative alle delibere dei Consigli di disciplina territoriali promossi dal PG dinanzi al Consiglio di disciplina nazionale, hanno il carattere di mera denuncia. I fatti in esse segnalate devono essere, dunque, valutati dal titolare del potere disciplinare per l’eventuale apertura d’ufficio di un procedimento e la formazione di un autonomo convincimento di archiviazione o di colpevolezza del giornalista. 

Non basta, dunque, come avvenuto nel caso esaminato, far generico riferimento nell’atto di incolpazione all’informativa acquisita per avviare un procedimento disciplinare nei confronti di un iscritto. Non può essere assunto un richiamo deontologico formulato da altri organismi come un sottointeso capo di incolpazione. Quest’ultimo, infatti, come costantemente richiamato dalla giurisprudenza domestica, pena l’annullamento del provvedimento impugnato, non può contenere una generica contestazione. L’atto di avvio del procedimento disciplinare deve comprendere una precisa enunciazione dei fatti contestati e delle regole deontologiche presumibilmente violate. L’incolpato, infatti, deve essere messo nelle condizioni di esercitare il suo legittimo diritto di difesa e, pertanto, deve poter rispondere solo su fatti specifici e circostanziati.

Il Collegio, agendo come nel caso esaminato, da una parte non ha ritenuto di proteggere il procedimento dai vizi insanabili che poi emergeranno, dall’altra ha anche impedito di far luce sulla vicenda, optando, in luogo della rinuncia a svolgere la dovuta istruttoria per l’adozione tout court di quanto contenuto negli atti acquisiti. In tal modo l’organo disciplinare è venuto meno al suo principale obiettivo, quello cioè di porsi al servizio della professione accertando cioè i fatti attraverso il corretto e autonomo esercizio della giurisdizione domestica a tutela dell’Ordine e dei suoi iscritti.

C.D.N. 11 giugno 2020 n. 12 – Vice Presidente e relatrice Laura Trovellesi Cesana – Annullata con rinvio al Consiglio di disciplina territoriale del Veneto la delibera del Consiglio di disciplina territoriale della Sicilia (sanzione: censura).

 

VIZI INSANABILI. LA FASE DI ACQUISIZIONE DI SOMMARIE INFORMAZIONI NON PUO’ COINCIDERE CON LA FASE DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE CONTRASSEGNATA DALL’INVIO DEL CAPO DI INCOLPAZIONE PENA L’ANNULLAMENTO DELL’ATTO.  VA SEMPRE GARANTITO IL DIRITTO DI DIFESA

Il procedimento in seno ai Consigli di disciplina territoriali può registrare due fasi: quella delle sommarie informazioni caratterizzata da una valutazione sintetica degli elementi immediatamente a disposizione e finalizzata alla definizione di eventuali addebiti non manifestamente infondati da contestare all’iscritto, e quella istruttoria successiva all’avvio del procedimento, che prende forma con la notifica all’interessato dell’atto di incolpazione. Nel caso esaminato le modalità procedurali adottate dal Collegio territoriale non hanno permesso di distinguere nettamente la fase dell’acquisizione delle sommarie informazioni che sarebbe stata coerente con l’atto di convocazione inviato al giornalista  –  che non doveva però  assumere la forma di un atto di avvio del procedimento disciplinare – con quanto avvenuto nel corso della trattazione, avendo il Consiglio di disciplina territoriale interessato deliberato dopo aver ascoltato il giornalista senza aver provveduto alla formalizzazione dell’avvio del procedimento e senza peraltro aver tenuto conto alcun conto di quanto rappresentato dal giornalista e dalla sua difesa nel corso dell’interlocuzione informale sia per le questioni di rito sia per le discolpe nel merito.

Il Collegio territoriale avrebbe potuto/dovuto, infatti anche successivamente all’audizione, acquisiti tutti gli elementi – ivi comprese le discolpe del giornalista – formulare un atto contenente il/i capo/i di incolpazione (c.d. lettera di contestazione con la specificazione dei fatti ascritti e delle norme violate) con l’invito a comparire ex art. 56, 1° comma, Legge n. 69/1963, da comunicare con plico postale raccomandato o con pec al giornalista interessato, dando così il via a un corretto svolgimento del procedimento disciplinare garantendo l’esercizio del diritto di difesa risultato così facendo palesemente violato. Addirittura in alternativa, il Collegio, alla luce di tutte le evidenze acquisite, se non avesse riscontrato condotte non deontologicamente corrette a carico del cronista, avrebbe addirittura dovuto deliberare l’archiviazione del caso. Infine se ci fosse stata una contestazione penalmente rilevante – che nel caso esaminato non è emersa – e la definizione del procedimento giudiziario avesse costituito l’indispensabile antecedente logico-giuridico dal quale doveva dipendere la decisione in merito alla condotta deontologica, il giudizio disciplinare, come già ribadito nella giurisprudenza domestica – andava addirittura arrestato.

C.D.N. 11 giugno 2020 n. 13 – Vice Presidente e relatrice Laura Trovellesi Cesana – Annullata con rinvio al Consiglio di disciplina territoriale  del Veneto la delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine della Sicilia (sanzione: censura).

 

VIZI INSANABILI. L’ENTITA’ DELLA SANZIONE NON PUO’ ESSERE STABILITA SENZA LA DOVUTA ISTRUTTORIA DA PARTE DEL CONSIGLIO DI DISCIPLINA TERRITORIALE CHE DEVE ACCERTARE I FATTI RICONDUCIBILI ALLE CONDOTTE RITENUTE NON DEONTOLOGICAMENTE CORRETTE A CARICO DELL’INCOLPATO. LA SUA DETERMINAZIONE HA PRECISI RIFERIMENTI ORDINAMENTALI E GIURISPRUDENZIALI E NON PUO’ ESSERE ALTRIMENTI COMMINATA

L’entità della sanzione eventualmente comminata trova precisi riferimenti nell’impianto ordinamentale e nella consolidata giurisprudenza domestica e non può, dunque, essere stabilita senza il doveroso e irrinunciabile accertamento dei fatti e non può certo non scaturire dal libero e autonomo convincimento dell’organo disciplinare. Libero e autonomo convincimento che può dispiegarsi solo dopo lo svolgimento di un’istruttoria dalla quale lasciar emergere gli elementi indispensabili per determinare l’entità della sanzione che deve risultare congrua rispetto alla gravità dei fatti contestati e accertati e all’impianto normativo e giurisprudenziale di riferimento. Nel caso analizzato, la rinuncia da parte del Consiglio di disciplina territoriale all’accertamento dei fatti segnalati da soggetti terzi insieme alle generiche contestazioni contenute nell’atto di avvio del procedimento – generiche contestazioni che hanno precluso all’incolpato l’esercizio legittimo del diritto di difesa – non hanno impedito la comminazione di una sanzione la cui entità peraltro non è stata argomentata né sostenuta da riferimenti riscontrati.  

C.D.N. 11 giugno 2020 n. 14 – Vice Presidente e relatrice Laura Trovellesi Cesana – Annullata con rinvio al Consiglio di disciplina territoriale del Veneto la delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale della Sicilia (sanzione: censura).

 

NON PUÒ ESSERE SANZIONATO UN GIORNALISTA SE, QUANDO SI APRE UN PROCEDIMENTO DISCIPLINARE NEI SUOI CONFRONTI, NON SI CONTESTANO I FATTI SPECIFICI PER CUI È INCOLPATO

Quando nell’atto di incolpazione non sono contestati i fatti come poi ritenuti e posti a base della delibera impugnata, il provvedimento sanzionatorio è nullo perché deve essere sempre garantito il diritto di difesa dell’incolpato (C.D.N. n. 48/2016 e C.D.N. n. 20/2019). L’incolpato, come rimarcato anche dalla Corte di Cassazione (cfr. per tutte, C. Cass. Sez. Un. 2197/2005), deve essere messo in condizione di rispondere su solo fatti specificatamente indicati. Nel ricorso preso in esame dal Cdn  si è verificata l’assoluta genericità della contestazione e l’impossibilità di definire il comportamento contrario ai doveri deontologici. Quindi la sanzione è stata annullata.

C.D.N. 11 giugno 2020 n. 15 – Vice Presidente Laura Trovellesi Cesana – Relatore Massimo Duranti  – Annullata con rinvio la delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale della Valle D’Aosta (sanzione: 3 mesi di sospensione).

 

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