A cura di Laura Trovellesi Cesana
e Maria Annunziata Zegarelli

 

Il direttore che chiede lavoro giornalistico a chi vuole avvicinarsi alla professione senza retribuire per il contributo professionale, è sanzionabile. Non può essere accettato il principio della “volontarietà” del lavoro non retribuito né il tirocinio può essere inteso come forma gratuita di lavoro.

Chiunque viene chiamato a dare un contributo alla formazione di un prodotto giornalistico – sia cartaceo, sia televisivo, sia web – ha diritto ad una equa retribuzione come prevede la Carta di Firenze, che è parte integrante del Testo Unico dei doveri del giornalista.  Lo spirito da cui essa nasce è proprio quello di combattere quelle zone grigie al cui interno lavorano figure professionali che, “per periodi sempre più lunghi, vengono costrette ai margini del sistema produttivo e professionale, con pesanti ricadute economiche, sociali, psicologiche ed esistenziali”. Ed è sempre la Carta di Firenze a stabilire che “l’Ordine dei giornalisti e la Fnsi (…) nell’ambito delle loro competenze, vigileranno affinché vengano rispettati i limiti di legge e di contratto previsti per l’impiego di stagisti o tirocinanti”, ribadendo che la richiesta di una prestazione giornalistica cui corrisponda “un compenso incongruo in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, lede non solo la dignità professionale ma pregiudica anche la qualità dell’indipendenza dell’informazione”. Previsioni normative che mirano a smantellare quella fitta di rete di sfruttamento del lavoro giornalistico che è sempre più pratica diffusa. Il Cdn ha dunque confermato la sanzione della censura ad un direttore che, presso la testata giornalistica di cui era responsabile, aveva fatto lavorare senza retribuzione un giovane aspirante giornalista. La giustificazione – non accolta dal Cdn – è stata quella di aver fornito al “tirocinante” la possibilità di fare esperienza e dunque la retribuzione non era prevista.

C.D.N. 16 aprile 2019, n. 16 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Maria Annunziata Zegarelli. Respinto il ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dell’Abruzzo (sanzione: censura).

 

Vietata la commissione tra pubblicità e informazione. Il giornalista diffonde notizie in materia di salute solo se verificate con autorevoli fonti scientifiche. Violati i doveri nei confronti di soggetti deboli (malati) 

È vietata ogni forma di commistione tra pubblicità e informazione: “La pubblicità deve essere chiara, palese, esplicita, riconoscibile e separata dall’informazione giornalistica. Questo perché la lealtà verso il lettore impone che il lavoro giornalistico e quello pubblicitario rimangano separati e inconfondibili. Tentativi di mescolanza diventano un inganno per il lettore e vanno combattuti e respinti perché degenerativi della qualità dell’informazione” (C.N. 3-11-1999). Nel caso esaminato il giornalista durante ripetute trasmissioni televisive, con format dedicato alla salute, illustrava i benefici di un metodo curativo rivelatosi basato su argomentazioni non supportate da evidenza scientifica, violando più volte quanto contenuto nell’articolo 6 del T.U. dei doveri. Non rispettando i diritti e la dignità delle persone malate il giornalista non solo ha propalato informazioni scientificamente infondate ma ha ingenerato quel sensazionalismo volto a far sorgere timori o speranze infondate. Il giornalista, inoltre, nel corso della sua condotta è venuto meno al divieto di citazione del nome commerciale del prodotto peraltro realizzato da una società che lo vedeva direttamente coinvolto. Il giornalista, infine, ha violato gli articoli 1 e 2 della legge professionale per aver usato termini di disprezzo per l’attività dei consiglieri dell’Ordine all’indomani dell’avvio del procedimento disciplinare.

 

C.D.N. 15 aprile 2019, n. 15 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Laura Verlicchi. Respinto il ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine del Lazio (sanzione: sospensione mesi otto).