A cura di Laura Trovellesi Cesana 
e Maria Annunziata Zegarelli

NON SI PUÒ PROCEDERE AL PRONUNCIAMENTO DI PIÙ SANZIONI NEI CONFRONTI DI PIÙ GIORNALISTI NELL’AMBITO DI UNO STESSO PROCEDIMENTO

Ogni procedimento disciplinare dev’essere avviato, istruito e deciso autonomamente anche se il fatto materiale contestato a più incolpati, è identico. L’asserita connessione oggettiva tra soggetti coinvolti a vario titolo di responsabilità, posta a motivo della riunione dei procedimenti effettuata da un Consiglio di disciplina Territoriale, non è infatti contemplata dalle norme che regolano la giustizia domestica. La legge istitutiva della professione di giornalista n. 69/63 non richiama la relativa norma del codice di procedura civile che prevede l’istituto della connessione. Anche e Sezioni Unite della Suprema Corte (Cassazione civile sez. un. – 18/11/2010, n. 23287) hanno chiarito il principio generale che non è possibile procedere all’applicazione di norme relative al processo civile ed a maggior ragione di norme del procedimento penale, in assenza di un qualunque rinvio operato dalle norme specifiche. Per queste ragioni il Cdn ha annullato d’ufficio, a seguito di impugnazione, una delibera che concludeva un unico procedimento a carico di tre giornalisti incolpati di uno stesso fatto materiale, e che erano stati sanzionati con due censure e un avvertimento.

C.D.N. 16 luglio 2020 n. 17 – Presidente Laura Trovellesi Cesana – Relatrice Maria Annunziata Zegarelli – Annullata la delibera del Consiglio di disciplina territoriale della Lombardia (sanzioni: 1 avvertimento e 2 censure).

 

IL GIORNALISTA È TENUTO A RISPETTARE LE REGOLE DEONTOLOGICHE ANCHE QUANDO SCRIVE SUL BLOG. LO STRUMENTO UTILIZZATO NON CONDIZIONA IL SUO DIRITTO DI CRONACA E DI CRITICA CHE TROVA IL SUO BILANCIAMENTO NEL RISPETTO DELLE NORME ORDINAMENTALI E PROFESSIONALI

Il giornalista è chiamato dalla deontologia a rispondere del suo comportamento anche quando si esprime attraverso un blog. Quanto contenuto nella lettera g) dell’art. 2 del Testo Unico dei Doveri, che estende l’applicazione dei principi deontologici a tutti gli strumenti di comunicazione, compresi i social network, tiene conto dell’insopprimibile diritto di cronaca e di critica del giornalista al di là del mezzo utilizzato. Non tollerando riserve – non può un mezzo condizionare la sua libertà di espressione – il giornalista è tenuto in ogni circostanza al rispetto delle norme che regolano la professione. Pertanto, nel caso esaminato, ha avuto rilevanza deontologica quanto pubblicato in un post apparso su un blog facente capo al ricorrente, che inizialmente conteneva l’erronea attribuzione di un rapporto di parentela inesistente, corretta tuttavia nel giro di poche ore, e che era corredato di una fotografia (di un privato) attinta da un profilo social e utilizzata senza autorizzazione. Considerata quindi la condotta complessivamente tenuta e l’infondatezza della contestazione legata alla violazione della L. 150/2000, la sanzione è stata rimodulata.

C.D.N. 16 luglio 2020, n. 16 – Vice Presidente Laura Trovellesi Cesana – Relatrice Laura Verlicchi – Respinto, con riduzione della sanzione, il ricorso avverso la delibera del Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine del Friuli Venezia Giulia (da tre mesi di sospensione a censura).

 

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