A cura di Laura Trovellesi Cesana 
e Maria Annunziata Zegarelli

Diritto di difesa. L’incolpato può rinunciare all’audizione davanti al Consiglio di disciplina territoriale avendo la facoltà di decidere nel corso del procedimento la sua linea difensiva 

Nel corso del procedimento disciplinare l’incolpato ha la facoltà di decidere la propria linea difensiva. La partecipazione all’audizione davanti ai Consigli di disciplina non rappresenta un obbligo, pertanto il giornalista può anche rinunciarvi. Nel caso esaminato, il ricorrente aveva ritenuto, in buona fede, che la presentazione di una memoria difensiva, prima della data fissata per l’audizione davanti al Consiglio di disciplina territoriale, superasse la necessità di presentarsi davanti al Collegio. Una valutazione non erronea in sé ma risultata fallace perché l’organismo territoriale ha erroneamente ritenuto di non acquisire agli atti la memoria difensiva in quanto non presentata, come da Regolamento, nei 30 giorni successivi alla prima convocazione. Ora, è vero che la legge si limita a fissare per il giornalista un “termine non minore di 30 giorni per essere sentito nelle sue discolpe” consentendogli di organizzare al meglio l’esercizio del diritto di difesa ma è anche vero che nessuna norma espressamente prevede una decadenza dal potere di presentare atti difensivi fino alla conclusione del procedimento. In ogni caso, non presentarsi a un’audizione, avendo peraltro comunicato preventivamente la propria assenza, non può costituire una motivazione per sanzionare deontologicamente un giornalista essendo la condotta rivelatasi nel merito non censurabile. 

C.D.N. 21 gennaio 2020, n. 2 – Vice Presidente Trovellesi Cesana. – Relatrice Laura Verlicchi. Accolto il ricorso avverso la delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine del Lazio (sanzione: censura).

 

Il diritto di critica deve sempre trovare un bilanciamento con il rispetto dovuto ai soggetti cui si riferisce

Un commento o un editoriale possono legittimamente esprimere l’opinione e il punto di vista del giornalista ma, fermo restando che «il profilo della continenza, intesa come correttezza espositiva e lessicale, che secondo la giurisprudenza ormai consolidata, laddove si tratti di esercizio del diritto di critica, deve trovare una interpretazione meno rigida» (Corte Cass. Pen. Sez. V 21-06-2006, n. 24509) è altrettanto acclarato (Corte Cass., Sez. civ. Sent. 18-101984 n. 5929) che lo stesso concetto si può sviluppare scegliendo con cura le parole da usare avendo come faro la continenza.

Il diritto di critica che può anche manifestarsi con un linguaggio colorito, deve sempre trovare un bilanciamento con il rispetto dovuto ai soggetti cui ci si riferisce. Questo bilanciamento, secondo la giurisprudenza, si trova stabilendo che il diritto di critica deve attenersi comunque alla correttezza di espressione che fa sì che il biasimo si esprima in forma misurata e tale da non scadere nell’attacco personale tanto da colpire sul piano morale il soggetto criticato (Tribunale Milano sez. I, 21/08/2018, n. 8738). Il diritto di critica deve poter essere, altresì, uno spunto di riflessione per chi legge il commento, deve poter avere una utilità sociale e a tal fine deve esprimersi nel rispetto delle libertà altrui, altrettanto tutelate dalla nostra Costituzione.

Il CDN ha quindi confermato la sanzione della censura nei confronti di un collega che in un commento sul terrorismo islamico aveva esteso il suo giudizio negativo a tutta la comunità islamica presente nel territorio italiano, esprimendosi con termini offensivi anche verso la religione da questi praticata.

 C.D.N. 21 gennaio 2020, n. 3 – Vice Presidente Laura Trovellesi Cesana – Relatrice Maria Annunziata Zegarelli. Respinto il ricorso avverso la delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine della Lombardia (sanzione: censura).

 

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