A cura di Laura Trovellesi Cesana
e Maria Annunziata Zegarelli

 

Obbligo formativo. Il giornalista che non ottempera è sanzionabile. Esonero temporaneo previsto solo nei casi stabiliti dal Regolamento

La formazione professionale continua è un obbligo previsto dalla Legge n. 148/2011 e dal DPR n. 137/2012 per tutti gli iscritti all’Albo (professionisti e pubblicisti). Tutti i giornalisti devono osservarlo. In alcuni casi, su richiesta dell’iscritto, è possibile ottenere dal proprio Consiglio Regionale l’esonero temporaneo quando ricorrono i casi previsti dall’articolo 11 del Regolamento pubblicato nel Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia n. 10 del 31 maggio 2016. Nel caso esaminato il ricorrente giustificava l’inadempimento con motivazioni non riconducibili alle fattispecie ammesse: a) maternità o congedo parentale; b) malattia grave, infortunio e altri casi di documentato impedimento derivante da accertate cause oggettive; c) assunzione di cariche elettive per le quali la vigente legislazione preveda la possibilità di usufruire di aspettativa dal lavoro per la durata del mandato e limitatamente ad esso. Non rientra, quindi, tra le cause di impedimento, il duplice impegno di insegnante nelle scuole medie superiori e, soprattutto, di assistente di un genitore invalido e malato. L’assolvimento dell’obbligo peraltro è favorito dalla possibilità di poter effettuare i corsi di formazione online. In più, il ricorrente aveva eccepito l’incompatibilità di alcuni componenti del Consiglio di disciplina territoriale senza che il vizio avanzato, comunque risultato infondato, fosse stato posto nella prima fase del procedimento con formale ricusazione del collegio esaminante.

C.D.N. 22 ottobre 2019, n. 29 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Massimo Duranti. Respinto il ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine delle Marche (sanzione: censura).

 

Diritto alla riservatezza di un testimone che ha reso dichiarazioni davanti al pm e non in dibattimento pubblico

Il diritto alla riservatezza di un testimone che ha reso dichiarazioni davanti a un sostituto procuratore o a un pubblico ufficiale, non può essere violato a meno che la testimonianza non venga resa nel corso di un dibattimento pubblico. Tale riservatezza può venire meno se, contattata dal giornalista, la persona interessata accetta di essere identificata con nome e cognome nel servizio televisivo o nell’articolo di cronaca nel quale si riporta il fatto. Ai fini della corretta informazione, inoltre, riportare le iniziali del nome non sottrae al lettore alcun elemento fondamentale ad un quadro completo e veritiero della notizia. La regola del tendenziale anonimato dei soggetti escussi nel procedimento penale (testimoni e, a fortiori, soggetti sentiti a sommarie informazioni in indagini preliminari) è conseguenza del principio di essenzialità dell’informazione di cui all’art. 6 delle Regole deontologiche sul trattamento dei dati personali nell’attività giornalistica nonché dagli artt. 8 e 16 della Raccomandazione del CdE su informazione e procedimenti penali e dallo stesso art. 3 cpv. lett. g) del T.U. dei doveri del giornalista. Sono soltanto due i casi in cui è possibile rendere pubblico il nome di un testimone: quando sussiste un interesse pubblico all’identificazione del testimone o quando lo stesso rende pubblica testimonianza (come nel dibattimento). Nel caso specifico preso in esame, un giornalista aveva diffuso nome e cognome di una persona che in fase di indagini preliminari aveva fornito un alibi a imputati, accusati di violenza sessuale.

C.D.N. 22 ottobre 2019, n. 30 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatrice Maria Annunziata Zegarelli. Respinto il ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine del Veneto (confermato l’avvertimento).

 

Pubblicazione di notizie e fotografie che ledono i diritti fondamentali della persona e la dignità dei malati

È sanzionabile il giornalista che pubblica le generalità e le fotografie di persone malate se questi dati non sono essenziali ai fini dell’informazione sul fatto. Dovere del giornalista, avendo come riferimento ultimo i lettori, è quello di fornire un’informazione veritiera e rispettosa delle persone malate o con disabilità coinvolte in fatti di cronaca, evitando di riportare dettagli ininfluenti sulla finalità della notizia. Nel caso in esame il Cdn ha confermato la sanzione al direttore di un periodico, che aveva permesso la pubblicazione di un articolo – corredato di foto e di una didascalia nella quale veniva divulgato il nome della persona di cui si parlava nel testo – nel quale si riportava la notizia di una insegnante fermata in strada perché girava nuda in pieno giorno. La donna era affetta da problemi psichici.

C.D.N. 22 ottobre 2019, n. 31 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatrice Maria Annunziata Zegarelli. Respinto il ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine della Lombardia (confermati 2 mesi di sospensione).

 

La delibera è irregolare quando nella comunicazione di avvio del procedimento non è indicato il fatto contestato. Annullo con rinvio a diverso collegio del CDT

Il Consiglio di disciplina territoriale deve comunicare al giornalista – mezzo raccomandata A.R. e/o PEC – l’avvio del procedimento disciplinare deciso nei suoi confronti. La comunicazione deve contenere il c.d. capo di incolpazione ossia deve circostanziare il fatto per il quale il CDT intende accertare la violazione deontologica eventualmente commessa dal giornalista e le norme che sarebbero state disattese. La genericità del capo di incolpazione rende annullabile la determinazione assunta dal Collegio territoriale, per vizi procedurali insanabili. In ogni caso la comunicazione di avvio del procedimento è diversa dall’invito a fornire sommarie informazioni sulla vicenda deontologica, cui spesso i CDT ricorrono preliminarmente all’avvio del procedimento per fugare eventuali dubbi sulla non manifesta infondatezza dei fatti segnalati. Nel caso esaminato, il Consiglio di disciplina territoriale aveva invitato il giornalista a comparire senza tuttavia specificare i fatti contestati e le norme violate, al fine di acquisire ulteriori elementi rispetto alla segnalazione a suo carico, e aveva però deciso di infliggere al collega la sanzione dell’avvertimento, alla terza mancata comparizione. Il CDN, appurata la lesione del diritto di difesa del giornalista stante l’insanabile mancanza del capo d’incolpazione, ha annullato la delibera rinviando a diverso collegio del CDT gli atti. Nella delibera, tuttavia, il CDN non ha mancato di evidenziare l’obbligo per il giornalista di comunicare eventuali cambi di residenza/domicilio – trattandosi di contenuto essenziale dell’Albo (art. 27, L. 69/1963) – nonché l’opportunità per il CDT di preferire una comunicazione a mezzo PEC ogni qualvolta l’iscritto abbia attivato tale indirizzo, dal momento che la documentazione digitale sostituisce a tutti gli effetti quella cartacea.

C.D.N. 23 ottobre 2019, n. 32 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Massimo Duranti. Annullata la delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine della Campania e rinviati gli atti al medesimo Consiglio affinché avvii un nuovo procedimento ma con diverso Collegio.

 

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