A cura di Laura Trovellesi Cesana
e Maria Annunziata Zegarelli

Trasmissioni in diretta – Il giornalista deve adottare cautele nella scelta degli intervistati e deve evitare di dare la parola a soggetti che prevedibilmente ne approfittino per commettere reati

Al giornalista che esegue un’intervista in diretta non si può richiedere il controllo di veridicità, perché domanda e risposta avvengono in diretta, e dunque è impossibile controllare contenuti che non si conoscono. Al giornalista, tuttavia, spetta la diligenza “in eligendo”. Fermo restando, quindi, il principio del diritto-dovere di informare, il giornalista, quando sceglie chi invitare in uno studio televisivo, deve adottare una «cautela preordinata ad evitare di dare la parola a soggetti che prevedibilmente ne approfittino per commettere reati, fermo restando l’obbligo di intervenire, se possibile, nel corso dell’intervista ove si renda conto che il dichiarante ecceda i limiti della continenza o sconfini in settori privi di rilevanza sociale» (così il Tribunale di Roma, sez. 1, n. 16682 del 29/08/2018). Nel caso preso in esame dal Consiglio di Disciplina Nazionale, un giornalista ha invitato in studio, nel corso di una trasmissione in diretta, un ospite – noto per la sua adesione al periodo fascista e per la sua ammirazione per Benito Mussolini – che si è presentato indossando un’uniforme di chiara ispirazione fascista. Nel corso del suo intervento televisivo ha, tra l’altro, lanciato pesanti accuse alle più alte cariche dello Stato. Il giornalista in quel caso sapeva perfettamente chi stava invitando e nel corso della trasmissione il suo atteggiamento non è stato di presa di distanza dalle dichiarazioni del suo ospite. Il Cdn, pur evidenziando che la libertà di espressione e diffusione del proprio pensiero è libertà fondamentale in uno Stato democratico, ha affermato che tale libertà incontra limiti precisi quando entra in conflitto con altri interessi di pari rango e tutela costituzionale. L’ostentazione di simboli fascisti e/o l’adozione di una gestualità che a quella ideologia si rifanno, rientrano nelle fattispecie dell’articolo 5 della L. 654/1952 e dunque un giornalista quando ospita una persona che arriva con una divisa che richiama il periodo fascista sa – o dovrebbe sapere – che in quel modo sta dando spazio e visibilità ad un comportamento contrario anzitutto alle leggi italiane, facendo egli per primo una valutazione di opportunità.

C.D.N. 25 giugno 2019, n. 25 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Maria Annunziata Zegarelli. Respinto il ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine del Friuli Venezia Giulia (confermata sanzione: censura).

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