A cura di Laura Trovellesi Cesana
e Maria Annunziata Zegarelli

L’impugnazione della delibera del Consiglio di disciplina territoriale è irricevibile se presentata oltre il termine dei 30 giorni dalla notifica. Il mancato ritiro dell’atto non costituisce un’eccezione se le procedure di notifica sono avvenute correttamente

La procedura di notifica all’interessato della deliberazione dell’organismo disciplinare avviene ai sensi dell’art. 8 della L. 890/1982, cui rimanda il codice di procedura civile in caso di notifiche a mezzo servizio postale. In caso di mancato recapito per inidoneità o assenza o rifiuto delle persone abilitate a ricevere l’atto in luogo del destinatario, ovvero per temporanea assenza di quest’ultimo, il piego dev’essere depositato lo stesso giorno presso l’ufficio postale. Del tentativo di notifica del piego e del suo deposito dev’essere data notizia al destinatario, a cura dell’agente postale preposto alla consegna, mediante avviso di comunicazione di avvenuto deposito (Cad) in busta chiusa, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento. La notificazione si ha, quindi, per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della su indicata lettera raccomandata (ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore) e da essa decorre il termine decadenziale ex art. 60 L. 69/1963. La compiuta giacenza comporta, infatti, che decorso il termine di legge, vale a dire dieci giorni dalla spedizione della raccomandata che avvisa il destinatario del deposito dell’atto presso l’ufficio postale, la notificazione si intende perfezionata nei confronti del destinatario anche se l’atto non è stato ritirato materialmente, con conseguente inizio della decorrenza dei termini per l’eventuale impugnazione.

C.D.N. 28 maggio 2019, n. 17 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Laura Verlicchi. Dichiarato irricevibile il ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dell’Abruzzo (confermata sanzione: sospensione mesi due).

 

La cancellazione dall’Albo estingue il procedimento disciplinare

La cancellazione dall’Albo comporta il radicale venir meno del potere disciplinare da parte dell’organismo preposto (Corte di Cassazione, sentenza n.14407/2011). Nel caso esaminato il giornalista, pur avendo presentato ricorso al Consiglio di disciplina nazionale avverso una delibera del Consiglio di disciplina territoriale con la quale gli veniva comminata la sanzione della censura, aveva visto accolta da parte del Consiglio regionale dell’Ordine di appartenenza la richiesta di cancellazione dall’Albo presentata dallo stesso mentre era in corso l’esame del suo ricorso davanti all’organismo di secondo grado. Pertanto il Consiglio di disciplina nazionale ha dichiarato estinto il procedimento disciplinare per il quale era stato presentato ricorso.

C.D.N. 28 maggio 2019, n. 18 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Massimo Duranti. Dichiarato estinto il procedimento disciplinare relativo al ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine del Veneto (sanzione: censura).

 

Le deliberazioni in materia disciplinare possono essere impugnate soltanto dall’interessato e dal procuratore generale competente. Soggetti terzi (c.d. esponenti) non hanno diritto all’impugnazione

L’esponente – ossia colui che segnala al CDT un fatto deontologicamente scorretto – non è legittimato a presentare ricorso al Consiglio di Disciplina Nazionale avverso una delibera assunta dal Consiglio di Disciplina territoriale. Come confermato dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 3184 del 25/05/1985, sezione Civile – Corte Cass., Sez. Civile, sentenza n. 7513 del 16/07/1999) la legittimazione a proporre ricorso avverso la decisione spetta al giornalista destinatario del provvedimento (c.d. interessato) e/o al pubblico ministero. Ciò è espressamente previsto anche dal Regolamento in materia di ricorsi innanzi al Consiglio di Disciplina nazionale, elaborato in attuazione del D.P.R. 137/2012 (recepito dal Decreto del Ministro della Giustizia del 21 febbraio 2014). La ragione di ciò risiede nel fatto che l’Ordine dei Giornalisti ha tra le sue funzioni principali quella di tutelare l’onore e il decoro della categoria e non quello dei singoli. Ne consegue che l’esponente può far valere le proprie ragioni in altre sedi (civile e penale) ma non presso l’Ordine che invece si occupa dei comportamenti deontologici degli iscritti. L’azione disciplinare, infatti, avviata d’ufficio dai Consigli di disciplina territoriali ex art. 48 della L. 69/1963 non punta a tutelare il decoro e l’onore di chi segnala una condotta deontologicamente scorretta bensì l’interesse al corretto esercizio dell’attività giornalistica di cui l’Ordine è titolare. È in questa ottica che quando nel Regolamento si fa esplicitamente riferimento all’«interessato» al ricorso debba intendersi solo il giornalista incolpato e non terzi esponenti.

 

C.D.N. 28 maggio 2019, n. 19 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Maria Annunziata Zegarelli. Ricorso inammissibile.

 

Le presunte violazioni deontologiche alla base dell’avvio del procedimento disciplinare non possono essere generiche. La mancata identificazione dei passaggi dai quali è possibile evincere le eventuali condotte scorrette insieme alla precisazione delle norme che si intendono inosservate costituiscono vizi non sanabili perché ledono il diritto di difesa dell’incolpato. Gli esposti trasmessi dagli organismi ordinistici non possono costituire sic et sempliciter un capo di incolpazione. 

Quando nell’atto di incolpazione non sono contestati fatti precisi e circostanziati il provvedimento sanzionatorio è nullo perché deve essere sempre garantito il diritto di difesa dell’incolpato (C.D.N. n.48/2016). Non basta, infatti, la semplice elencazione di uno o più esposti trasmessi dagli organismi ordinistici al Consiglio di disciplina territoriale, assieme ad un generico capo di incolpazione, per l’avvio corretto del procedimento disciplinare. L’esposto, infatti, ha solo il carattere di mera denuncia di un fatto che deve essere valutato dal titolare del potere disciplinare per l’eventuale procedimento d’ufficio e la formazione di un autonomo convincimento di archiviazione o di colpevolezza del giornalista (C.D.N. n.5/2017). Nel caso esaminato, non solo è venuta meno la necessaria valutazione degli esposti, con la conseguente mancata individuazione da parte del Consiglio di disciplina territoriale dei fatti da contestare –  nella fattispecie configurabile con l’estrapolazione precisa dei brani dai quali dedurre la violazione deontologica, cioè il superamento del limite della continenza – ma soprattutto la scelta da parte dell’organo disciplinare territoriale di procedere alla mera unificazione delle segnalazioni peraltro tra loro non omogenee sia per la qualità (alcune erano querele trasmesse da esponenti) sia per i contenuti (solo alcune avevano per oggetto un medesimo articolo) ha reso il procedimento nullo. In particolare, va ribadito che il giudizio disciplinare è autonomo rispetto a quello penale, stante la diversità dei presupposti e delle finalità dell’uno e dell’altro, con la sola limitazione dell’indispensabilità logica del fatto accertato. Il giudizio disciplinare va arrestato unicamente nel caso in cui la definizione del procedimento giudiziario costituisca l’indispensabile antecedente logico-giuridico dal quale dipenderà la decisione in merito alla condotta deontologica.

C.D.N. 28 maggio 2019, n. 20 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Laura Trovellesi Cesana. Annullata la delibera resa dal Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine del Piemonte e rinviati gli atti al medesimo organo perché avvii un nuovo procedimento con diverso Collegio.

 

Il giornalista non può partecipare a campagne pubblicitarie. Il divieto vale per tutti gli iscritti senza distinzione tra professionisti e pubblicisti 

Tutti gli iscritti all’Ordine sono tenuti a rispettare le regole deontologiche. Sia i giornalisti professionisti sia i giornalisti pubblicisti hanno gli stessi doveri. Il giornalista pubblicista se opta per l’iscrizione all’Albo deve sempre e comunque osservarne i doveri. Non sono contemplate riserve anche quando il comportamento deontologico scorretto viene ricondotto dal giornalista pubblicista a un altro ambito professionale dallo stesso contemporaneamente esercitato. Nel caso esaminato, un noto chef, prestando la sua immagine per una campagna pubblicitaria di un alimento, è venuto meno all’articolo 10 lettera b) del Testo Unico dei doveri che vieta ai giornalisti di prestare il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie. Confermata dunque la sanzione erogata dal Consiglio di disciplina territoriale, ridotta nel numero di mesi.

C.D.N. 28 maggio  2019, n.  21 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Laura Verlicchi. Accolto parzialmente il ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dell’Umbria (sanzione: sospensione ridotta da 8 mesi a 2 mesi).

 

Il giornalista che, lavorando all’estero, non ottempera all’obbligo della formazione professionale continua, è sanzionabile

 

Chi è iscritto all’Ordine dei Giornalisti è tenuto a ottemperare alla formazione professionale continua così come previsto dal Regolamento. In alcuni casi, su richiesta dell’iscritto, è possibile ottenere dal Consiglio Regionale l’esonero. Questo è possibile per: a) maternità o congedo parentale; b) malattia grave, infortunio e altri casi di documentato impedimento derivante da accertate cause oggettive; c) assunzione di cariche elettive per le quali la vigente legislazione preveda la possibilità di usufruire di aspettativa dal lavoro per la durata del mandato e limitatamente ad esso. Nel riconoscere l’esenzione, il Consiglio regionale  ridetermina  la  misura  dell’obbligo formativo triennale.

Non rientra, quindi, tra le cause di impedimento, la circostanza che si risiede all’estero per lavoro, essendo possibile effettuare i corsi di formazione online.

 

C.D.N. 28 maggio 2019, n. 22 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Massimo Duranti. Respinto il ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine della Sardegna (sanzione: censura).

 

Il giornalista non deve pubblicare nomi e immagini di minori coinvolti in fatti di cronaca neanche se i dati personali siano stati forniti dal genitore del minore per sensibilizzare l’opinione pubblica su particolari patologie

 

È sanzionabile il giornalista che pubblica il nome, le foto o particolari che facilitano l’identificazione del minore, sia esso coinvolto in fatti di cronaca o citato a causa della sua malattia anche se l’articolo ha come finalità quella di sensibilizzare l’opinione pubblica su particolari patologie o disabilità. Il divieto è previsto dagli articoli artt. 7 e 10 del Codice di deontologia e dalla Carta di Treviso che, in caso di bambini malati, obbliga a porre “particolare attenzione e sensibilità nella diffusione delle immagini e delle vicende” che li riguardano. Nel caso esaminato dal Consiglio di Disciplina nazionale in due articoli si parlava di un minore affetto da autismo i cui dati personali erano stati diffusi dalla stessa madre con l’intento di condividere la sua esperienza di genitore di un figlio affetto da tale disturbo, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema, con tanto di nome del figlio, fotografia del bambino, nome e cognome della scrivente e luogo in cui vivono. Seppure le questioni poste siano di interesse pubblico e sia stata la madre stessa a rendere note le generalità del minore, non è possibile divulgarne dati sensibili che rendono identificabile il minore stesso. A prescindere dal consenso dei genitori, il minore non va coinvolto nelle forme di comunicazione che possono essere lesive dell’armonico sviluppo della sua personalità, in particolare per le ricadute negative che possono derivare dall’inadeguato approccio nei suoi confronti da parte di tutti coloro che vengono a conoscenza della sua patologia.

 

C.D.N. 28 maggio 2019, n. 23 – Presidente Giovanni Battista Faustini – Relatore Laura Verlicchi. Respinto il ricorso avverso delibera del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine del Molise (sanzione: avvertimento).