Autore: Umberto Ambrosoli, Massimo Sideri

Editore: Bompiani (2017), pag. 133, Euro 9,00

 

Questo saggio nasce da un dibattito pubblico a Trieste nel 2016. Ad ascoltare c’erano persone di tutte le età. Giovani e meno giovani. Ragazzi ed ex ragazzi. Un’unica cosa li accomunava: la memoria. Il desiderio di riflettere sul suo significato, sulla sua importanza, sulla sua eventuale “sacrificabilità” sull’altare della libertà della Rete o, all’opposto, su quello della privacy e della difesa della reputazione individuale.

Per gli Autori, oggi, la memoria collettiva di una società passa soprattutto nella Rete, che per molti è diventata la prima, per non dire l’esclusiva, fonte di conoscenza, il luogo di archiviazione e lo spazio dove i dibattiti si formano e si alimentano.

La Rete, però, è priva dell’autorità propria di una fonte storica, cambia continuamente per sua stessa natura, è condizionata dalla curiosità di chi la consulta, ma anche dalle insidie dell’esercizio del diritto all’oblio.

Ambrosoli e Sideri si chiedono quali implicazioni tutto ciò può comportare sulla memoria. Quale equilibrio può esistere oggi tra il diritto all’oblio, che è un diritto personale – quello di ogni essere umano a divenire una persona diversa e libera dai fatti di cui è stato protagonista – e il dovere della memoria, che è una esigenza collettiva?

L’oblio personale, di singoli pezzetti di una storia più alta e complessa, può sembrare poca cosa. Ma sono proprio le piccole storie individuali, nel bene e nel male, a fare da architrave all’edificio, che altrimenti diventa impenetrabile.

In sintesi, secondo gli Autori, per capire la storia – e non perdere la memoria – c’è bisogno di conoscere tutti i singoli ingranaggi, grandi e piccoli. Anche questo è un diritto. Il non oblio.

Umberto Ambrosoli è avvocato penalista. Già editorialista de “Il Corriere della Sera”, nel 2009 ha pubblicato “Qualunque cosa succeda” che narra l’assassinio del padre, Giorgio Ambrosoli, Commissario liquidatore della Banca Privata Italiana.

Massimo Sideri è editorialista de “Il Corriere della Sera” e responsabile del “Corriere Innovazione”. Tra i suoi libri, ricordiamo: “Banda stretta” (2011, con Francesco Caio) e “La sindrome di Eustachio. Storia italiana delle scoperte dimenticate” (2017).