Autore: Romano Bartoloni
Editore: Fondazione Murialdi per il giornalismo con All Around. L’e-book si trova su Amazon Kindle, Feltrinelli e su tutte le altre piattaforme editoriali, con le prime pagine leggibili

Il giornalismo non è immortale – dice Bartoloni – ma è duro a morire, resiste e contrattacca; la pandemia ha dato un colpo di acceleratore alla buona informazione, i giornali ormai viaggiano sul doppio binario della carta stampata e dell’online; gli storici quotidiani ancora robusti stanno diventando le navi ammiraglie delle flotte multimedia. Bartoloni esamina anche i punti oscuri dei social network e i rischi della scrittura, con l’arrivo nelle redazioni di intelligenza artificiale e robot. Mentre tutto il pianeta si rinserrava (e si rinserra tuttora in molti paesi rimasti pandemici) in casa e dentro i vecchi confini nazionali, per contrastare il dilagare del micidiale virus, la copertura mediatica globalizzata sull’emergenza Covid accomuna, simpatizza e solidarizza tra loro fino all’ultimo navigatore online. Mai fino ad oggi nessuna altra notizia aveva terremotato da cima a fondo tutto l’universo dell’informazione che ormai ruota e vive intorno al web. Newshole, così gli anglosassoni chiamano il contenitore giornalistico che deve essere riempito ogni giorno fino all’orlo di notiziari, specie su eventi straordinari dalle dimensioni di una guerra mondiale.
Le cifre di questa rivoluzione informatica, che coinvolge la salute dei popoli, sono costantemente monitorate e mappate dall’Osservatorio europeo sul giornalismo Ejo e dai report di Euromood infoweb-Covid con la partecipazione dell’Università di Roma Tre.
La pandemia ha costituito un imprevisto, potentissimo fattore di accelerazione del paradigma biomediatico, prefigurando l’alba di una nuova transizione digitale (Censis), purtroppo irta di trappole per l’avvento di piattaforme editoriali multiservizi a sfondo o sottosfondo commerciale. A dispetto delle previsioni pessimistiche, per Reporter senza frontiere, il giornalismo garantisce ossigeno alla democrazia e rappresenta il principale vaccino contro la disinformazione, soprattutto contro le fake news. Ha portato inoltre un contributo decisivo a smascherare e a scoprire gli altarini dei colossi dei social che mutano spesso look, per mantenere il dominio sulla piazza digitale, su fans e follower, sul pilotaggio dei like col clic, sulla tirannia della simbologia sticker dappertutto, come ai tempi dei geroglifici degli antichi egizi; e, soprattutto, a continuare ad accumulare ricchezze senza pagare le tasse a dispetto del copyright.
Bartoloni annota anche che la cappa del virus, gli eroismi del fronte sanitario, le quarantene, la lotta per la sopravvivenza, la difesa del posto di lavoro, la convivenza con la diffusione del contagio, le nuove forme di socializzazione a distanza hanno rimesso al centro il giornalismo di qualità, la cronaca dei fatti autentici che accadono ogni giorno. E aggiunge che è tempo di garantire dignità economica e tutele alle nuove leve del giornalismo. Ma, prima degli sconvolgimenti di questi anni, quasi tutto era già cambiato nel mondo dell’informazione, rivoluzionato dall’era del digitale e terremotato nei rapporti di lavoro. Basta vedere i giornalisti precari che hanno chiesto il pronto soccorso del bonus per gli autonomi, per sopravvivere, e che rappresentano un mondo di “decine di migliaia di addetti ai lavori (33.652, quasi tutti pubblicisti)”.
Nella prefazione, Bartoloni scrive, a proposito: “Un mondo di cronici malpagati e mal tutelati, da tempo pionieri di fatto dello Smart working, evoluzione del telelavoro che, sotto la pressione dell’emergenza tutti a casa, si è espanso in forma esponenziale, creando una nuova dimensione operativa nelle imprese, nel pubblico e nel privato. In questo periodo si sono moltiplicate le teleconferenze stampa, le videointerviste, lo Zoom meeting di lavoro, il cosiddetto ormai a distanza”. Il mondo del giornalismo oggi, poi, è chiamato a fronteggiare la dilagante disinformazione generata con le serie di bufale e di fake news su fantomatiche terapie, cure miracolose, monete infette, complotti di untori, armi batteriologiche.
Bartoloni conclude con l’auspicio che il boom della disinformazione, in questi assillanti momenti sanitari ed economici, potrebbe fare recuperare il terreno di affidabilità e di indipendenza disperso, con la “invadente prepotenza della rete”, riallacciando le file della cronaca con i fatti vagliati e valutati. Perché si offre la rara occasione di riscattare l’informazione di qualità e restituire all’opinione pubblica autentiche certezze e fiducie.

Romano Bartoloni, giornalista professionista da oltre cinquant’anni, è scrittore a tempo pieno. È stato per diversi decenni nelle redazioni di quotidiani e agenzie di stampa (da Il Giorno all’Agenzia Italia, a Il Popolo dove è stato vice-direttore), attualmente commenta e scrive sui fenomeni del mondo della comunicazione e su Roma di ieri e di oggi, nonché sul boom della longevità. È stato Presidente, per molti anni, del Sindacato Cronisti Romani. È Autore di diversi libri e saggi, fra i quali: “Guida all’universo comunicazione” e “Roma tra cronaca e storia. Dagli orti di guerra ai palazzi del potere”.

 
 

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