“Chiediamo di dedicare un’attenzione specifica al tema dell’odio online, del cyberbullismo e di ogni reato che possa avvenire sulla rete”. Lo ha detto Elisabetta Cosci, vicepresidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, intervenendo in audizione in commissione Giustizia al Senato sul disegno di legge cosiddetto  “Codice Rosso” riguardante la riforma dei reati sulla violenza di genere.

Nel corso dell’Audizione Cosci si è soffermata sulla relazione fra i compiti dei giornalisti di riportare le notizie di interesse pubblico e i loro obblighi deontologici. In particolare con riferimento al rispetto della verità sostanziale dei fatti e della continenza del linguaggio, oltre che alla tutela, nel trattamento delle notizie,  verso i soggetti deboli e i minori.  La vicepresidente ha ricordato ai componenti della Commissione Giustizia del Senato che il giornalista, come prescritto dalla carte deontologiche,  “non pubblica i nomi di chi ha subito violenze sessuali né fornisce particolari che possano condurre alla loro identificazione; non pubblica i nomi di congiunti di persone coinvolte in casi di cronaca a meno che ciò sia indispensabile alla comprensione dei fatti, e comunque non li rende noti nel caso si metta a rischio la loro incolumità.”  Così come tutela l’identità delle vittime di violenza sessuale e i minori in ogni aspetto quando questi  si trovino coinvolti in fatti di cronaca. “Le violazioni dei giornalisti ai codici deontologici – ha aggiunto Cosci –  vengono perseguite dai Consigli di Disciplina.”

“Oggi il problema è la difficoltà nel controllo sulla rete – ha proseguito la vicepresidente del CNOG –  dove è relativamente facile, per chi non è giornalista, diffondere i dati identificativi delle vittime di violenze domestiche e di genere, di violenze sessuali e di gruppo, i maltrattamenti contro familiari e conviventi, gli atti sessuali con minorenni, la corruzione di minorenni, gli atti persecutori, la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, le lesioni aggravate e quant’altro previsto dal disegno legge in discussione; se infatti  a tali comportamenti corrispondono già precisi reati contemplati dal codice penale, è anche vero che i controlli sulla rete restano il punto dolente”.

Elisabetta Cosci ha spiegato ai senatori che l’Ordine dei Giornalisti ha facoltà di vigilare e interviene anche in merito  ai comportamenti online dei suoi iscritti, ma si tratta di una “goccia nel mare del web”. “Chiediamo al Parlamento e al governo – ha concluso – un’attenzione specifica al tema dell’odio e sui  reati che  possono avvenire sulla rete. In ogni caso plaudiamo all’articolo 10 del suddetto disegno di legge che introduce nel codice penale sanzioni specifiche per il fenomeno del cosiddetto revenge porn“.

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