Pubblichiamo qui di seguito alcune testimonianze che ci stanno giungendo  sulla figura di Rino Felappi, giornalista recentemente scomparso,  che per lungo tempo è stato presidente del Consiglio Nazionale di Disciplina del Cnog

 

Rino Felappi, decano e figura storica del giornalismo lombardo

Di Elio Donno

 

Il Coronavirus ha fatto un’altra vittima: questa sera nell’Ospedale di Cernusco sul Naviglio è morto Rino Felappi, decano e figura storica del giornalismo lombardo. Aveva 96 anni, ma con la sua vitalità ed il suo sorriso sembrava voler lanciare ogni giorno un inno alla vita. Due anni fa, dopo che avevo tenuto un corso a Milano, mi prese a bordo della sua antica Maserati per accompagnarmi in aeroporto, e al volante si districava nel traffico di Milano come un diciottenne. Aveva superato mille prove,  la seconda guerra mondiale, la prigionia, e come giornalista era stato ispiratore di tanti giovani talenti poi divenuti ottimi professionisti, consigliandoli ed incoraggiandoli.

Siamo stati assieme 20 anni nel Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e per sette anni ho avuto il privilegio di essere suo ‘Vice’ nel Consiglio di Disciplina Nazionale. Aveva innato il senso dell’equilibrio, il rispetto delle regole professionali ed umane, ascoltando tutti e sforzandosi di giungere sempre a soluzioni condivise. Non amava gli strappi, le votazioni a maggioranza, cercava ed otteneva sempre l’unanimità.

Sapere che è morto così, abbattuto da questo maledetto virus che ci ha cambiato la vita è un dolore enorme per chi, come me, gli è stato vicino e lo ha apprezzato e stimato. Lui, combattente, non voleva arrendersi nemmeno a questo nemico invisibile ed è rimasto in casa sino allo stremo delle forze, quasi sfidandolo. Lo avevo sentito l’ultima volta, alcune ore prima del suo ricovero, la voce fioca, quasi impercettibile e capì che stavolta avrebbe ceduto, ma senza arrendersi perché, come ha fatto, avrebbe guardato la morte negli occhi prima di perdere conoscenza e poi spirare.

Ci mancherà il suo sorriso accattivante, la sua pazienza, il senso dell’amicizia, i consigli, le storielle che la sera, al tavolo del ristorante, dopo una faticosa giornata, raccontava con coinvolgente simpatia.

Ciao Rino, sei stato un esempio per quanti come me hanno avuto il privilegio di conoscerti. Grazie per quello che ci hai donato.

Elio Donno

 

Rino Felappi, pioniere del giornalismo sestese portato via dal Coronavirus. Aveva 96 anni.

Di Giuseppe Gallizzi

 

Maledetto Coronavirus, mi hai portato via Rino Felappi primo maestro di giornalismo e di vita. Hai interrotto così, all’improvviso, una frequentazione che durava da più di 60 anni. Ricordo ancora, come se fosse ieri, il nostro primo incontro in via Fratelli Bandiera a Sesto San Giovanni nella redazione de “Il Nuovo Informatore”. Tu eri il direttore. Sorridente, con il tuo sguardo bonario ma autorevole mi accogliesti con tanta affettuosità. Tu, affermato giornalista, già redattore e tra i fondatori del quotidiano “Il Giorno” di Gaetano Baldacci. Io, aspirante cronista appena arrivato dal Sud e con un marcato accento calabrese. Ricordi Rino, entrammo subito in sintonia. Mi accogliesti come un fratello minore. Ricordo quanto ti infastidiva il fatto che ti dessi del “voi”. Solo il tempo e la tua  benevolenza mi permisero dopo qualche mese di darti del “tu” e da allora quanta strada abbiamo percorso insieme. Mi hai introdotto alla scrittura, mi hai insegnato a redigere il primo articolo, a scrivere la prima didascalia, a fare il primo titolo e ad inserire in pagina la prima fotografia. Ah, il taglio delle foto!  Affettuoso, comprensivo e generoso sei tornato con me in tipografia da Beveresco per cambiare l’impaginazione e tagliare le righe del piombo. Sì il piombo, abbiamo vissuto quell’epoca per lungo tempo. Quella volta mi aiutasti a trovare lo spazio giusto per rimediare al danno che avevo causato, calcolando male la riproduzione di una foto. Era venuta una lastra sproporzionata. Forse per la prima volta avevamo scoperto l’importanza della fotografia. Ricordo quella volta che mi lasciasti da solo in redazione per realizzare uno dei tuoi tanti scoop giornalistici. Era l’anno 1965 e a Sesto venne realizzata una delle prime vincitore record del totocalcio. Per primo ti recasti nella casa del vicitore e lo convincesti a seguirti a Sanremo. Per giorni i tuoi racconti occuparono la prima pagina del quotidiano milanese riportando i pensieri e le attese di un milionario. Cronache esclusive, raccontate in punta di penna da te, Rino, giornalista e scrittore di razza. Grande Rino. Mentre il mio cuore è straziato dal dolore, mi vengono in mente i tuoi consigli preziosi. Come quella volta che mi aiutasti a seguire in esclusiva il caso di uno dei primi vincitori della lotteria di Capodanno del 1967 Sesto allora, oltre che città operaia, era baciata dalla fortuna con vincite straordinarie. E che dire dei nostri incontri in via Solf67erino e delle tue raccomandazioni per farmi  gestire al meglio la redazione ed i redattori del più importante quotidiano italiano. Eri bravissimo nella titolazione e mi hai aiutato a primeggiare come titolista. Quanti titoli di libri e di film ho spulciato in biblioteca per richiamare l’attenzione dei lettori con titoli originali e di impatto. Abbiamo dato tanto alle istituzioni del giornalismo. Prima con il nostro impegno all’Ordine di Milano. Poi all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Due sestesi alla conquista di via Parigi. Io alla presidenza del Collegio Nazionale dei Revisori dei Conti. Tu primo presidente del Consiglio Nazionale di Disciplina dell’Ordine dei giornalisti con l’introduzione della legge Severino. Mentre scrivo e trattengo le lacrime, non sai quanti consiglieri giornalisti dell’epoca mi continuano a telefonare per tessere la tua alta professionalità nei giudizi, nei comportamenti e nella giustizia ordinistica. Ci siamo visti circa 20 giorni fa e ti avevo convinto a scrivere insieme le tue memorie per raccontare 60 anni di vita sestese, partendo dalla tua esperienza di giovane studente e di ex deportato nei campi di sterminio di Auschwitz. Il discorso ora si è interrotto, ma tu da lassù continua a guidarmi e a starmi vicino. Ciao, Rino. 

Giuseppe Gallizzi

 

 

 

 

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