Autore: Edmondo Bruti Liberati

Editore: Raffaello Cortina (2022), pag.287, Euro 19,00

È una lunga storia quella dei racconti dei delitti e della cronaca dei processi. Una storia che da più di due millenni percorre quella dell’umanità, con i diversi mezzi di comunicazione che si sono succeduti. Con questo saggio, l’ex Procuratore della Repubblica di Milano, ricorda che taluni dei più antichi mezzi di comunicazione hanno mostrato particolare longevità, come i racconti dei cantastorie nelle piazze e nei mercati, diffusi in Italia fino agli anni Sessanta del Novecento. Ma negli ultimi due secoli vi sono state profonde innovazioni nel mondo dell’informazione, come in quello della giustizia: dalla nascita della “cronaca nera”, fino ai nuovi media, ai social e all’espansione del ruolo del giudiziario nelle società democratiche. Uno sguardo retrospettivo su questa evoluzione mostra come molte “straordinarie novità” non siano poi così “novità”, ma piuttosto la “prospettazione in modi nuovi di temi risalenti”.

Il crimine e i processi, dopo la carta stampata, invadono i nuovi mezzi di comunicazione – rileva Bruti Liberati – come sin dagli esordi, il cinema. Georges Méliès, precursore del cinema e “dreyfusiano”, realizzò il film “L’affaire Dreyfus”, prima pellicola della storia del cinema che ha per oggetto un processo.

Nel tempo, oltre alla tutela del pluralismo, sulla stampa sarà sempre più spesso oggetto di attenzione il rispetto della dignità della persona. Una recente pubblicazione, frutto di una ricerca sull’archivio fotografico del quotidiano milanese “La Notte” (a partire dal 1952), ha riproposto con le immagini il tema del rispetto della dignità della persona, si tratti della vittima, dell’imputato o del condannato, tema a lungo ignorato a vantaggio del sensazionalismo.

Di rilievo i piani di lettura di “Delitti in prima pagina” dedicati alla cronaca e alla dignità della persona, alla televisione nel processo e al processo in televisione, al processo penale tra segreto e informazione.

Nella parte incentrata sulla giustizia (“Il dovere di comunicare”), Bruti Liberati affronta i temi legati alla presunzione d’innocenza, ai comunicati e alle conferenze stampa delle Procure, al rispetto della dignità della persona, al linguaggio giudiziario. Ripercorse inoltre le regole che andrebbero seguite dalla giustizia e dai media e le prassi che invece sono diffuse, con richiami alle vicende che più hanno colpito l’opinione pubblica: dalle cronache di “nera” di Dino Buzzati al caso Cogne, ai video della tragedia del Mottarone e alle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Nelle conclusioni (“Alla ricerca di un difficile equilibrio”), i punti principali documentati sono quelli della giustizia in televisione, della pubblicità del processo e della democrazia, del dovere di comunicare e il ruolo delle Procure.

Edmondo Bruti Liberati, in magistratura dal 1970, ha svolto a Milano le funzioni di giudice, magistrato di sorveglianza, pubblico ministero e, dal 2010 al 2015, di Procuratore della Repubblica. È stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura e Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati.

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