Autore: Carlo Bartoli

Editore: Pacini (2019), pag. 221, Euro 15,00

 

L’Autore affronta il tema del libro, esaminando alcuni casi esemplari, come quello dell’attore Robin Williams e di Océane, una giovane francese che ha integralmente rappresentato il proprio suicidio sui social.

Secondo David Phillips, Autore nel 1970 di uno studio su questo tema, la pubblicazione di notizie di suicidio innesca una spinta che può essere decisiva per le sorti di una persona a rischio, anche se hanno un peso determinante una serie di circostanze accessorie (celebrità del suicida, somiglianza con il suicida sulla base di caratteristiche etniche, geografiche, di genere e così via). Insomma, la lettura di una o più notizie di casi di suicidio può rappresentare l’ulteriore e ultima spinta che porta un soggetto fragile e predisposto a togliersi la vita.

Nel 2008, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dedicato una pubblicazione specifica al tema dell’influenza dei media. La conclusione a cui giunge il rapporto è che “i giornalisti hanno l’obbligo di essere cauti nel riportare i casi di suicidio, bilanciando il diritto all’informazione con il rischio di nuocere”. L’Oms sottolinea anche il ruolo importante degli organi di informazione: “I media giocano un ruolo significativo. In primo luogo, individui vulnerabili possono essere spinti a comportamenti emulativi da notizie concernenti i suicidi, soprattutto se sviluppate in maniera estensiva, preminente, sensazionalistica e/o che descriva esplicitamente il mezzo utilizzato per togliersi la vita. D’altra parte, un giornalismo responsabile può essere utile a educare il pubblico e può incoraggiare le persone a rischio a chiedere aiuto”.

Dall’esame dei vari casi, Bartoli evidenzia che emerge l’influenza forte e crescente sui suicidi svolta non solo dalle testate giornalistiche, ma anche dai social media e dai servizi che in un modo o nell’altro mettono a disposizione di ciascuno di noi lo strumento della diretta. Se il social ha una capacità intrinseca di moltiplicazione delle fonti e quindi offre a ciascuno la possibilità di proporsi quale protagonista di un evento eclatante, è anche possibile constatare come i social non possano generare un’influenza particolarmente forte, in ambito emulativo, senza la sponda, il rimando, l’amplificazione dei media tradizionali.

Carlo Bartoli, giornalista professionista ha cominciato a scrivere a “Paese Sera”, per passare poi alla “Nazione” e al “Tirreno”. Dal 2010 è Presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti della Toscana. Dal 2012 tiene il corso di Comunicazione giornalistica all’Università di Pisa. È Autore di “Introduzione al giornalismo”.