La cronista di Repubblica era stata minacciata di morte nel 2013 mentre lavorava ad un servizio sulle infiltrazioni criminali nella gestione degli stabilimenti balneari di Ostia. Da allora è costretta a vivere sotto scorta.

 

La Suprema Corte di Cassazione, all’esito dell’udienza che si è tenuta il 9 marzo 2023, ha dichiarato il ricorso dell’imputato inammissibile, per cui la sentenza nei confronti di Armando Spada per il reato di tentata violenza privata, consumato il 23 maggio 2013 ai danni della giornalista Federica Angeli, di condanna alla pena di anni uno di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento dei danni causati alle parti civili costituite Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e Federazione Nazionale della Stampa Italiana, è diventata definitiva ed esecutiva.

Il 23 maggio 2013 Spada minacciò di morte Federica Angeli per  impedirle di portare a termine un servizio sulle infiltrazioni criminali nella gestione degli stabilimenti balneari di Ostia. Anche a causa di questo episodio, da dieci anni la Angeli è costretta a vivere sotto scorta. L’imputato è stato condannato a un anno di reclusione, al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni causati, oltre che alla collega, al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti e alla Federazione nazionale della Stampa italiana che si erano costituiti parte civile, rappresentati innanzi la Suprema Corte, dall’avvocato Giulio Vasaturo.

La pronuncia definitiva di condanna pone fine al lungo iter giudiziario e sancisce un ulteriore riconoscimento, anche giuridico, del ruolo del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti quale ente direttamente rappresentativo, anche in ambito processuale, della comunità dei giornalisti italiani.

 

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